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La nuova geografia dei poteri nella società digitale

Il nuovo Regolamento Europeo sulla privacy, modifica l'attuale geografia dei poteri nella società digitale, una geografia che concentra il potere essenzialmente nelle mani di pochi soggetti che accentrano un grande potere di controllo dei dati e cioè le bigtech? Questa è la domanda che si pone Roberto Caso, prof. associato di Diritto privato comparato all’Università di Trento. Queste aziende hanno dimostrato di essere alleate con determinati poteri pubblici come alcune agenzie federali americane statunitensi, in particolare la National Security Agency.

In questo contesto il regolamento per la privacy prova a rimettere al centro la persona e quindi i diritti fondamentali della persona e prova a dare maggiori poteri all'Europa e a tutti i soggetti che sono nelle condizioni è nella legittimazione di agire a difesa della privacy.  C'è però da dubitare che questa legge, per quanto sia meritoria negli intenti, possa effettivamente ridisegnare la mappa dei poteri nella società digitale.

Questo essenzialmente per tre ragioni:

  1. Il luogo dove si decidono le cose: il regolamento cerca di dare maggiori poteri per esempio sanzionatori alle autorità garanti di controllo europee e questo è sicuramente meritorio. Si tratta di vedere se effettivamente questo potere sanzionatorio rimetterà il diritto europeo al centro di questa geografia dei poteri. Fino adesso il potere è stato concentrato altrove, essenzialmente negli Stati Uniti, mentre l'Europa è assente dal panorama delle grandi compagnie oligopolistiche che gestiscono la rete. L'altro potere che sta venendo fuori è quello della Cina. In tale senso, con nuovi soggetti commerciali molto grandi che si affacciano nella rete internet, l'Europa rischia di rimanere fuori da questa geografia.
  2. Il tempo: il regolamento è stato un buon esempio di come il diritto abbia bisogno di tempo per arrivare ad una decisione, un processo legislativo lunghissimo temporalmente e che aspetta di essere completato per esempio in Italia dove attendiamo una normativa di coordinamento con la normativa europea. Quindi il diritto ha bisogno di molto tempo per decidere mentre le tecnologie arrivano ad influenzare il comportamento in maniera molto più rapida.
  3. Il linguaggio delle tecnologie è basato essenzialmente su algoritmi, software, e quindi su numeri, quindi estremamente diverso dal linguaggio giuridico, un linguaggio umano, ambiguo e flessibile e la flesibilità ha molto a che fare con la democrazia.