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Tutti i lavori hanno pari dignità (2° mossa)

Solo il 5,8% dei giovani italiani tra i 25 e i 29 anni ha scelto un lavoro manuale contro il 29,3% dei cittadini stranieri. Questo sta creando uno squilibrio tra domanda e offerta di lavoro per molte professioni: si prevede, secondo la CGIA di Mestre, che nei prossimi dieci anni saranno a rischio estinzione 400 mila mestieri manuali nell'artigianato e nell'agricoltura. Perché accade ciò? Come ci illustra Giuseppe Biazzo, AD di Orienta SpA e autore, con Filippo Di Nardo del libro "Nove mosse per il futuro", edito da GueriniNext, oggi predomina un nuovo paradigma culturale del lavoro che ha declassato il lavoro manuale a rango inferiore, rispetto a quello intellettuale.

Ma il lavoro artigiano e manuale è tutt’altro che un’occupazione di «serie b»: richiede abilità manuali, competenze tecniche, conoscenze intellettuali, anche nuove e di tipo digitale di grandissimo valore professionale. Mestieri con prospettive di mercato capaci di appagare da molti punti di vista le aspettative di molti giovani. Il lavoro manuale, quindi, va considerato con lo stesso metro di giudizio del lavoro intellettuale. Molti giovani, per fortuna, lo stanno facendo: secondo il Rapporto Giovani, l'indagine periodica dell'Istituto Toniolo con Ipsos, fa emergere che l'80% e i giovani tra i 19 e i 30 anni è disposto ad accettare un lavoro manuale. E dobbiamo dimenticarci che la forza del made in Italy risiede proprio nella sua creatività e manualità.

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