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Trump: quale futuro per l’economia degli Stati Uniti?

L’elezione di di Donald Trump, a 45esimo Presidente degli Stati Uniti, ha fin da subito provocato una breve incertezza delle borse, ma i listini sembrano aver recuperato bene nelle successive 24 ore.

I timori iniziali anticipati da molti analisti di un potenziale rischio sistemico per il momento sembrano essersi sopiti, probabilmente incoraggiati anche dalla potenziale prospettiva di future politiche economiche inflazionistiche ed espansionistiche in USA con la conseguente risalita dei rendimenti finanziari a beneficio delle banche e del comparto finanziario ed assicurativo/fondi pensioni e fondi previdenziali. Certo rimangono le incognite di che tipo di governo creerà Donald Trump e che tipo di politiche economiche, geopolitiche e commerciali realmente attuerà

Secondo Ivo Pezzuto, docente e consulente ISTUD Business School e Università Cattolica del Sacro Cuore, è stato determinato dal crescente disagio sociale ed economico dei ceti medi americani, dalla crescente disuguaglianza sociale con i ceti più benestanti ed istruiti, ma anche dai conservatori che temono l'immigrazione irregolare, il terrorismo, la forzata accoglienza dei rifugiati, e dalla dominanza dello status quo dei "poteri forti" e delle elitè economiche e politiche di Washigton e Wall Street,dal fenomeno delle "porte girevoli" tra politica e alta finanza.

L'ambiziosa agenda politica di Trump sarà probabilmente ispirata dai temi cari all'elettorato repubblicano ma forse anche dall'esigenza di ridurre il disagio e le disuguaglianze dei ceti più deboli, che percepiscono la globalizzazione ed il dumping dei paesi low-cost, come la causa del loro male, insieme all'immigrazione irregolare ed un ripresa del PIL meno forte del previsto per gli standard USA..

Certo non sarà facile per Trump, pur avendo in teoria il favore di Camera e Senato dalla sua parte, riuscire a mediare tra i due grandi obiettivi del "Make America great again" con il riuscire a far crescere l'economia USA in un contesto internazionale di forte concorrenza, crescita ancora incerta e fragile, rischi geopolitici, ed accordi commerciali e multilaterali (TTIP con l'Europa e TPP con Asia) che potrebbero essere vanificati.

La probabile ricetta della crescita di Trump sarà questa: 

-più investimenti in infrastrutture, energia, settore estrattivo/shale oil;
-deregolamentazioni di settori;
-taglio imposte per imprese e famiglie;


L’obiettivo è ottenere più crescita del PIL e dei consumi e di favorire questo volano di espansione economica per ottenere più PIL, inflazione e rendimenti economico-finanziari e poter poi ridurre la spesa pubblica ed il deficit: un progetto abbastanza ambizioso ancorché non impossibile da realizzare. Certo è probabile che deficit e debito pubblico aumenteranno sensibilmente nel breve periodo, così come anche la crescita economica e l'inflazione. ma è nel medio periodo, se questo modello economico dovesse essere realizzato. che bisognerà capire se tutto ciò potrà creare nuovi elementi di instabilità finanziaria con nuove bolle e potenziali rischi sistemici o potenziali squilibri macroeconomici dovuti a politiche fiscali (alto debito pubblico e deficit) e monetarie troppo ambiziose 

Si spera che la Trumponomics, funzioni davvero e che ridia prosperità e serenità ai ceti medi e medio-bassi americani e di altri Paesi che dai tempi della crisi finanziaria del 2008 ha perso benessere, certezza nel proprio futuro ed in quello dei propri figli. Si spera che possa ridare fiducia nella capacità dell'elite economica e politica dei propri Paesi di ridurre le disuguaglianze, nel combattere il terrorismo, le crisi migratorie, e di garantire una globalizzazione sostenibile per tutto il popolo e non solo per le elite.

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