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Tasso di sostituzione: cos`è e come si calcola

Parlando di sostenibilità del sistema pensionistico italiano, quindi l'adeguatezza delle prestazioni che il nostro sistema pubblico garantisce a fronte dei contributi che durant ela vita lavorativa abbiamo versato, guardiamo ai tassi di sostituzione, cioè il rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultimo stipendio (o reddito da lavoro per i lavoratori autonomi). Guardiamo ai tassi di sostituzione netti, perché sono calcolati esprimendo sia la pensione sia la retribuzione al netto del prelievo contributivo e fiscale e quindi risultano più significativi di quelli lordi, in quanto esprimono quanto davvero si può spendere da pensionati. Il tasso di sostituzione dipende da tanti fattori: età, tipologia di lavoro svolto (dipendente o autonomo), andamento del Pil, anni di contribuzione, dinamica della carriera lavorativa, inflazione, etc. 

Nel quarto rapporto sul bilancio del Sistema Previdenziale italiano sono contenute alcune proiezioni proprio sui tassi di sostituzione sia della gestione pubblica sia che complementare: le proiezioni, sulla base delle ipotesi della Ragioneria generale dello Stato, quindi un Pil all'1,5% un'inflazione al 2% e la crescita delle retribuzioni all'1,5%, ci dicono che i tassi di sostituzione sono buoni, pari a circa il 70 % dei lavoratori autonomi e l'80% per i lavoratori dipendenti; sono più alti per le giovani generazioni, perché purtroppo questa categoria, sconta l'aumento dei requisiti pensionistici che si avrà man mano nel tempo, perché sia l'età anagrafica, che quella retributiva sono state indicizzate alla speranza di vita, ma questa prima proiezione sconta il fatto che queste ipotesi diffciilmete saranno realizzabili in futuro ed è per questo che nel Rapporto sono contenute altre proiezioni più realistiche, con un Pil allo 0,8% con dei risultati maggiormente differenti  per i giovani, ai quali si applica il sistema di calcolo contributivo. Questo porta ad una riduzione del rapporto del tasso di sostituzione proprio perché con una riduzione del Pil si riduce anche il montante che loro accumulano durante la vita lavorativa.

Sommando a questi tassi di sostituzione anche quelli che sono garantiti dal sistema complementare, abbiamo ottenuto un aumento dell'8,7% per i lavoratori dipendenti, e uno del 10,4% per i lavoratori autonomi: ciò dimostra quanto la previdenza complementare sia necessaria soprattutto per le giovani generazioni, che scontano questa rigidità dell'adeguamento alla speranza di vita  e dei lavoratori autonomi che versano un'aliquota più bassa. 

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