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State of the Net 2018

 State of the Net 2018

 

E' tornata a Trieste, il 14 e 15 giugno, State of the Net, una due giorni dedicata alle conseguenze dell'uso di Internet sugli italiani. I dati da cui si parte per analizzare lo stato dell'arte, sono quelli contenuti nell'indagine di SWG “Conseguenze degli algoritmi: l’atteggiamento degli italiani verso l’innovazione digitale”, condotta su un campione di 1.000 soggetti , tra il 30 maggio e il 4 giugno di quest'anno. Secondo questa ricerca, i nostri connazionali che navigano online (circa il 90% della popolazione) hanno una percezione positiva dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Il 58% crede che la società ne abbia tratto beneficio, associando all’innovazione emozioni positive: fiducia per il 46%, sorpresa per il 37% e speranza il 36%.

Tuttavia il 18% degli intervistati, se pensa all'innovazione digitale, dichiara di provare "sentimenti negativi".

Paura, invidia e indifferenza fanno scendere la percentuale della fiducia di 14 punti, dal 46% al 32%, soprattutto tra i meno alfabetizzati dal punto di vista culturale e della conoscenza digitale: si tratta del segmento di persone che hanno difficoltà con le nuove tecnologie, che hanno ottenuto al massimo il diploma di scuola secondaria e quelli che si trovano in difficoltà economiche, se non in condizioni di povertà.

Allo stesso modo, se 3 persone su 4 affermano di essere personalmente pronte ad affrontare la svolta digitale, la percentuale si abbassa drasticamente al 50% in questo segmento del campione, mettendo in evidenza come la dimestichezza con la tecnologia digitale giochi un ruolo determinante. Più in generale, solo il 45% del campione ritiene che gli italiani siano pronti all'innovazione 4.0.

Il valore aggiunto dell'innovazione tecnologica, viene percepito positivamente in alcuni campi: medico (80%), della mobilità (77%), delle attività economiche e produttive (64%), della sicurezza (57%) e dell'educazione (56%). Lo scetticismo ha la meglio in altri settori come quello del cibo: in questo caso il 46% è convinto degli effetti positivi, mentre il 54% ritiene che ci siano aspetti sia positivi che negativi o solo negativi. Secondo un terzo degli italiani, infine, l'innovazione digitale ha danneggiato la politica, condizionandola più nel male che nel bene.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, il 42% degli intervistati non teme la concorrenza uomo-robot ((in particolare persone con elevato reddito ed elevato livello di educazione) mentre il 47% si dimostra più pessimista dichiarando che questo scippo, prima o poi, avverrà. Dal 2016, la percentuale dei "pessimisti" è aumentata dal 27 al 32%. Il timore viene espresso soprattutto per alcune categorie di lavoratori: autisti, artigiani e agricoltori, impiegati con compiti più routinari, professioni non qualificate e tecniche.

Ma ci sono attività che gli italiani ritengono, con percentuali tra l'85 e il 90%, debbano rimanere umane: dalla cura di anziani e dei bambini al divertimento, al raccontare storie. La tecnologia può invece cominciare ad essere d'aiuto e d'assistenza nel giardinaggio, nella cucina, nella composizione della musica e nella gestione del personale: in questi caso la percentuale degli italiani che credono che questi lavori possano essere svolti solo dagli uomini scende tra il 78 e il 72%. E la tendenza è in aumento anche per l’arbitraggio di una partita di calcio, una diagnosi clinica, le indagini per l’arresto di un criminale o le strategie per vincere una guerra.

"È però fondamentale continuare a lavorare per portare sempre più cultura digitale tra i cittadini, per far nascere nuove imprese e migliorare quelle esistenti, avere consapevolezza del cambiamento e dunque togliere alibi allo sviluppo del Paese”, afferma Beniamino Pagliaro, organizzatore dell’evento.

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