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Smart working: approvata la legge in Senato

Il Senato, il 10 maggio 2017, ha approvato il disegno di legge che disciplina  il lavoro agile. Sono trascorsi dunque quasi quindici mesi dal varo in Consiglio dei Ministri.
Si tratta di un articolato di norme che non introduce particolari elementi di novità rispetto alle precedenti versioni del disegno di legge, secondo l'avv. giuslavorista Ciro Cafiero, da uno sguardo complessivo, è un buon passo in avanti ma restano alcune criticità.
Quanto agli aspetti positivi, sicuramente merita considerazione l’apertura del legislatore al mondo della gig economy e dunque delle nuove forme di lavoro, quelle che vedono disintermediati gli spazi, i tempi e i rapporti orizzontali e verticali della prestazione di lavoro.
Merita inoltre considerazione il coraggio che ha spinto il legislatore ad estendere le previsioni del disegno di legge anche alla P.A. in linea con gli indirizzi della riforma Madia.  

Con riferimento alle criticità, il lavoro agile resta una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti. E dunque, contrariamente alle esperienze estere, soprattutto americane, ingabbiata nel rigido schema della subordinazione. 

Su tali premesse, malgrado la previsione in base a cui il lavoratore può organizzare la propria attività  senza precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro, restano i confini del canonico orario di lavoro ( “durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivante dalla legge e dalla contrattazione collettiva”) e la possibilità di individuare un solo posto di lavoro alternativo ovvero quello prescelto.

In secondo luogo, il disegno di legge continua a porre in capo al datore di lavoro gli obblighi in materia di sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell'attività lavorativa ma difficilmente il datore di lavoro potrà rispondere di ciascuna infrazione in materia di sicurezza che si sia realizzata al di fuori delle mura aziendali. 

E’ poi rimessa alla contrattazione individuale la declinazione del potere di controllo del datore di lavoro sul lavoratore agile, che, nello stesso accordo, deva aver individuato le modalità di esecuzione della prestazione in forma smart.
Al riguardo, occorre precisare che il disegno di legge non apre la strada a deroghe al potere disciplinare di cui all’articolo 7 della legge n. 300 del 1970 ad opera della contrattazione individuale ma all’individuazione delle modalità di esercizio di tale potere nei limiti di detta disposizione. Datore di lavoro e lavoratore sono chiamati, in altri termini, a individuare come tale potere, a seconda delle modalità di esecuzione della prestazione prescelte, possa trovare declinazione: se attraverso dispositivi, come ad esempio webcam, che controllano il lavoratore, o l’applicazione di dispositivi per verificare, ad esempio, chi e quando è al lavoro ad un determinato pc (al pari di dispositivi di controllo della retina oculare o di monitoraggio della tastiera).


Ed ancora, restano dubbi sull’estensione della disciplina sull’ infortunio in itinere se occorso per esigenze connesse alla prestazione stessa o alla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative. Sarà infatti facile affermare che un “viaggio” in auto era preordinato al soddisfacimento di tali esigenze e di tale necessità.

Ridondante la previsione dell’articolo 17 che conferisce al lavoratore agile il diritto alla formazione permanente. Tale diritto infatti è garantito allo stesso in quanto lavoratore subordinato.
Piuttosto, sarà necessario formare i lavoratori sulle nuove competenze. Si tratta delle c.d. competenze di base, trasversali e tecnico professionali. Tra queste, si annoverano il pensiero computazionale, la capacità di modellazione, le abilità logico-matematiche, la capacità di lavorare in team, il project management, la capacità di progettare un’infrastruttura data center, di realizzare applicazioni per l’intelligenza artificiale, di identificare e configurare le modalità di connessione di sensori, device embedded e device intelligenti.   
Sicuramente, dunque, sarà richiesta una grossa capacità di adattamento. Per dirla, con Seth Gotin, vi sarà bisogno delle c.d. “figure chiave”, quei lavoratori che sanno mettersi in gioco, rischiare e cogliere le nuove opportunità. La sfida è rivolta soprattutto ai giovani che, come sosteneva Marco Fabio Quintiliano (pedagogo latino) “non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere”.

Ciò posto, resta un punto che suscita riflessioni, seocndo l'avv. Cafiero: lo stipendio e il trattamento normativo del lavoratore agile fanno riferimento al contratto collettivo stipulato dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale ovvero quelli disciplinati dall’art. 51 del d.lgs. 81 del 2015 con una retromarcia rispetto alle versioni previgenti che invece sembrava aprire anche alle intese aziendali tra datori e lavoratori nonché a quelle raggiunte con i sindacati autonomi.
In definitiva, quella del lavoro agile è ancora una sfida che starà alle parti sociali cogliere. Si registra un’intensa contrattazione collettiva sulla materia. Da ultimo, meritano menzione gli accordi di FS e di Enel, quest’ultimo davvero ammirevole anche grazie alla tenacia dell’azienda e del sindacato, in particolare la CISL FLAEI. 

 

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