Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Salvataggio delle banche: facciamo il punto

Attraverso il  decreto salva banche del 22 novembre scorso sono state salvate quattro banche in crisi: Banca delle Marche, Carichieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Carife. In questo modo  Governo e Banca d’Italia hanno anticipato in parte il bail-in che entrerà in vigore il 1° gennaio 2016, e che rappresenta  il principale provvedimento presente nella direttiva 2014/59/Ue BRRD - Bank Recovery and Resolution Directive- che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento. 

Ecco in un' infografica dell'Ansa, il piano di salvataggio


"Con questo nuovo provvedimento azionisti e obbligazionisti “subordinati” di Banca delle Marche, Carichieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Carife, pagano in prima persona perdendo tutto il capitale investito"-sottolinea Altroconsumo.
Il resto delle perdite non ricade su obbligazionisti “senior” e correntisti perché queste saranno coperte dal Fondo di risoluzione che erogherà 3,6 miliardi di euro interamente a carico del sistema bancario.

Le quattro banche verranno liberate dai crediti in sofferenza, aggiungeranno il prefisso 'nuovo' al proprio nome e verranno traghettate verso la cessione nel minor tempo possibile "al fine di massimizzare il prezzo di vendita".

Tale provvedimento, sottolinea il Governo, "consente di dare continuità all'attività creditizia - e ai rapporti di lavoro - tutelando pienamente i correntisti" e, soprattutto, "non prevede alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico alle banche in risoluzione o al Fondo nazionale di risoluzione" ed esclude "il ricorso al bail in", ovvero al salvataggio delle banche in difficoltà con i fondi di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100.000 euro. 

Il bail-in (letteralmente salvataggio interno) -come illustrato in un'informativa della Banca d'Italia di luglio-è uno strumento che consente alle autorità di risoluzione di disporre, al ricorrere delle condizioni di risoluzione, la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a ripristinare un’adeguata capitalizzazione e a mantenere la fiducia del mercato. Gli azionisti e i creditori non potranno in nessun caso subire perdite maggiori di quelle che sopporterebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie. 

Chi paga il salvataggio?

In primo luogo, non paga il contribuente, ma gli azionisti e i titolari delle obbligazioni subordinate delle quattro banche: sono particolari titoli di debito ad alto rischio e ad elevato rendimento, che in caso di possibile dissesto finanziario dell'emittente, vengono rimborsate solo in subordine rispetto ad altre obbligazioni più sicure (senior). Comunque anche se non si fa ricorso al bail in, e dunque non si tirano in ballo i titolari di depositi superiori a 100 mila euro, viene utilizzato comunque un criterio di burden sharing. Il carico finanziario ricade però in prevalenza sul complesso del sistema bancario italiano: la liquidità necessaria al Fondo di risoluzione per cominciare a operare è stata anticipata da tre grandi banche, Intesa-San Paolo, Unicredit e Ubi-Banca, con un finanziamento a tassi di mercato e scadenza massima di diciotto mesi. Ma l'intero sistema creditizio è chiamato a contribuire al Fondo di risoluzione, con una rata annua di una rata annua di 600 milioni che può essere rinnovata altre 3 volte (ed entro il 31 dicembre 2015 questi altri introiti saranno conferiti). 

Nell’operazione sono inoltre state separate le attività “buone” da quelle “cattive”. La banca buona ha tutte le attività esclusi i prestiti in sofferenza che rimangono dopo la copertura di azionisti e obbligazionisti subordinati. I prestiti in sofferenza rimanenti saranno ceduti ad una bad bank che si occuperà di recuperare i crediti. 

In una nota del 22 novembre, la Banca d'Italia illustra le principali caratteristiche del piano concordato con il Governo per la soluzione della crisi delle quattro banche in amministrazione straordinaria, e sottolinea: "La soluzione adottata assicura la continuità operativa delle banche e il loro risanamento, nell’interesse dell’economia dei territori in cui esse sono insediate; tutela pienamente i risparmi di famiglie e imprese detenuti nella forma di depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie; preserva tutti i rapporti di lavoro in essere; non utilizza denaro pubblico".

Il Governo sta valutando un sostegno a fasce deboli dei risparmiatori, ma non una compensazione del credito". Lo ha detto il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. "Sono contrario a pensare che la nuova legge abbia portato criticità alle banche Popolari. Anche perché potrei rispondere parlando di quante invece ne hanno tratto beneficio". In questi giorni si sta parlando della possibilità di un altro intervento, questa volta compiuto – almeno in parte – dallo Stato (quindi con soldi pubblici) per procedere a un rimborso parziale dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate. L’idea è costituire un altro fondo, con partecipazioni delle banche e del ministero dell’Economia, pari a circa 100 milioni di euro per rimborsare ai piccoli obbligazionisti qualcosa come il 30 per cento di quello che hanno perso. Un’altra ipotesi prevede invece di concedere a questi soggetti un credito di imposta di qualche tipo (cioè pagare meno tasse) per i prossimi anni. Secondo il ministro dell’Economia Padoan, il nuovo intervento non dovrebbe andare contro le leggi europee perché si tratta di "un’operazione di natura umanitaria" e non di un vero rimborso, cioè un intervento con denaro pubblico a tutela a tutela dei piccoli risparmiatori.

Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento della Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia, in un'audizione alla Camera, ha sottolineato che l'intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi nel salvataggio delle quattro banche in crisi "non è stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della Commissione Europea, da noi non condivisa. L'intervento del Fondo, insieme alle risorse di altre banche, avrebbe consentito di porre i presupposti per il superamento delle crisi senza alcun sacrificio per i creditori delle quattro banche", ma "ciò non è stato possibile". "Data l'impossibilità di ricorrere a questo usuale meccanismo di salvataggio - ha aggiunto il capo della Vigilanza di Bankitalia - a fronte del rapido degenerare delle situazioni aziendali l'unita' di risoluzione della banca d'Italia ha attivato, in tempi assai contenuti, i poteri introdotti dal nuovo quadro normativo europeo in materia di gestione delle crisi".
Bankitalia poi ribadisce che in futuro "le banche dovranno assicurare il massimo impegno per rafforzare la tutela dei risparmiatori" e "va presa in seria considerazione la possibilità di vietare il collocamento delle passività più rischiose presso la clientela al dettaglio".

Dopo poche ore, in un documento arriva la replica di Bruxelles, secondo cui per la Ue c’erano tre possibili strade per salvare le quattro banche italiane: una con fondi privati, una usando il fondo di tutela dei depositi, la terza ( percorsa) usando il fondo salva-banche. E gli uffici comunitari tengono a sottolineare che delle tre possibili strade prospettate la Commissione "non ne favorisce nessuna, fintanto che le regole Ue sono rispettate". Inoltre il portavoce della Commissione fa sapere che "la decisione di far scattare la risoluzione delle 4 banche usando il fondo nazionale di risoluzione è stata presa dalle autorità italiane".  

Da parte sua, invece il direttore generale dell'ABI, Giovanni Sabatini, nel corso di un'audizione alla commissione Finanze della Camera sottolinea: "La nostra interpretazione è che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi sarebbe potuto intervenire, non ravvisavamo gli estremi degli aiuti di stato".  "A noi risulta che il Fondo aveva avviato una riflessione per un intervento per risolvere la situazione delle quattro banche in amministrazione straordinaria. L'azione dell'Abi è stata quella di aiutare il Fondo a costruire il quadro giuridico e l'interpretazione delle norme europee per consentire l'intervento. La nostra lettura del quadro normativo europeo è che è espressamente prevista la possibilità che i sistemi di garanzia dei depositi svolgano interventi preventivi volti a trovare delle soluzioni per le banche in crisi".

La Consob ha avviato verifiche per capire se i titoli delle banche fallite, il cui valore è stato azzerato, sono stati venduti a clienti in grado di comprenderne i rischi. "Stiamo facendo accertamenti anche se non abbiamo avuto segnalazioni particolari", ha detto il presidente Giuseppe Vegas. "C'è un profilo di Mifid", di adeguatezza, dell' investimento rispetto al profilo di rischio.

Il punto di vista di Altroconsumo

“Si tratta di un’operazione con parecchi punti oscuri” commenta Vincenzo Somma, direttore di Altroconsumo Finanza. “In primo luogo il coinvolgimento della collettività: lo Stato, ufficialmente negandolo, garantisce l’operazione attraverso la Cassa Depositi e prestiti. Andrebbero inoltre definite in modo più trasparente le modalità di valorizzazione e scelta dei crediti svalutati e passati alla bad bank”, continua Vincenzo Somma. 
“Infine Banca d’Italia dovrebbe chiarire perché le ispezioni non hanno mai messo in luce le anomalie nella gestione delle quattro banche che hanno portato a queste perdite”.

Altroconsumo oggi in una lettera chiede al Governo:
-di farsi parte attiva costituendo un fondo ad hoc finanziato dal sistema bancario, per far ottenere ai risparmiatori il rimborso totale delle perdite;
-di inserire nella legge di Stabilità un emendamento, una norma di giustizia che rimedi alle lesioni subite da persone inconsapevoli colpite nel loro patrimonio e cerchi di rinsaldare la fiducia nel sistema bancario gravemente messa a rischio da questa preventiva applicazione del bail-in.

In vista dell’entrata in vigore della nuova normativa e alla luce di quando già fatto da Governo e Banca d’Italia, sarà molto importante scegliere bene la propria banca. Ecco alcuni consigli di Altroconsumo Finanza per una maggiore tutela per chi decide di investire: 

-non superare i 100.000 euro depositati sul conto corrente per ciascun intestatario. Se si possiede una cifra più alta conviene investirla altrove. Ciò vale anche per i conti deposito;
-fare attenzione allo stato di salute della banca: di fronte alle prime avvisaglie di problemi seri, meglio cambiare;
-non comprare obbligazioni bancarie: solo pochissime offrono un rendimento adeguato al rischio. 

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo