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Riforma pensioni nel Regno Unito: ritirare tutti i contributi a 55 anni

 Riforma pensioni nel Regno Unito: ritirare tutti i contributi a 55 anni

Nel Regno Unito entra in vigore la riforma delle pensioni, grazie alla quale ciascun lavoratore con 55 anni di età, potrà ritirare il totale dei contributi annui da lui versati nell'arco della propria vita lavorativa. Un quarto di tali contributi sarà "tax free", mentre i restanti tre quarti saranno sottoposti a tassazione ordinaria. Chi ritira tutti i propri contributi, non avrà più diritto ad una pensione pubblica.

Tale riforma è stata avviata con l'auspicio che essa sia indirizzata soprattutto agli investimenti, ma i critici della stessa, sostengono che i lavoratori che riceveranno tutti i propri contributi correranno seriamente il rischio di trovarsi completamente privi di una copertura economica, in quanto potrebbero spendere i loro contributi pensionistici semplicemente per degli svaghi.

Il tasso di occupazione da record in Gran Bretagna

Tale riforma si inserisce in un contesto come l'economia britannica, nella quale gli over 50 rappresentano i due terzi dell’ incremento netto dell'occupazione negli ultimi cinque anni. Le ultime statistiche sul mercato del lavoro britannico registrano un tasso di occupazione totale da record pari al 73,3%, il livello di occupazione più alto che si sia mai raggiunto, mentre la disoccupazione continua a scendere. Tutto ciò, come sottolinea l'Economist, si riflette anche sul livello da record di offerte di lavoro.

Ad un livello di occupazione così alto si accompagna anche una crescita dei salari reali, il tassello mancante da lungo tempo per una piena ripresa della Gran Bretagna: i salari reali stanno crescendo più velocemente che in qualsiasi altro momento dal 2010. La bassa inflazione sta incrementando il valore della busta paga. Complessivamente, il mercato del lavoro sembra in ottima salute. La buona notizia, però non riguarda i giovani britannici tra i 16 ei 24 anni di età, il cui tasso di partecipazione al mercato del lavoro e è di 6,5 punti percentuali in meno rispetto al 2005, questo perché sono stati i più colpiti dalla recessione, e anche se la disoccupazione giovanile è diminuita, resta ancora troppo elevata.  

L'Eurozona

Nel mese di febbraio, in generale si registra un miglioramento per l'Eurozona, dove il tasso di senza lavoro scende all'11,3% a febbraio e si porta ai minimi dal 2012 (era all'11,4% a gennaio e all'11,8% nel febbraio 2014). Restano le forti differenziazioni tra Paesi: se la Germania scende ai minimi dalla riunificazione con un 6,4% a marzo, in Italia si registra una battuta d'arresto nella ripresa occupazionale e il tasso di senza lavoro risale al 12,7%.

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