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Quanto è sicura la tua banca? Ecco il rating di Altroconsumo

A seguito degli eventi e delle nuove norme che hanno coinvolto il sistema bancario italiano, dal salvataggio all'introduzione del bail in, è stata più volte messa in discussione la sua stessa l'affidabilità. Per venire incontro ai dubbi dei correntisti e degli investitori, Altroconsumo ha realizzato una vero e proprio rating delle banche, sulla base di due parametri, come ci illustra il direttore di Altroconsumo Finanza Vincenzo Somma: il common equity tier 1 (spesso lo trovi indicato come Cet1 ratio) e total capital ratio. Entrambi rapportano il patrimonio al totale degli impegni assunti dalla banca, ma il primo è più “severo” nel definire il patrimonio. Il Cet1 ratio tiene in considerazione solo il capitale vero e proprio (quanto pagato all’emissione delle azioni e gli utili accumulati), il total capital ratio considera anche altri strumenti, ad esempio alcuni tipi di bond subordinati, considerati “quasi-capitale”. Questo capitale viene poi rapportato al totale degli impegni assunti dalla banca, ad esempio concedendo prestiti. In pratica, quindi, questi rapporti ti dicono quanto la banca è in grado di fronteggiare eventuali difficoltà nel recuperare i prestiti concessi. Hanno dei limiti ma anche dei pregi.

I limiti e i pregi dei due indicatori

Questi due indicatori, da soli, non bastano a riassumere tutto lo stato di salute delle banche: anche loro hanno dei limiti. Il primo è che se una banca non opera in tutti i possibili campi di attività, ma solo in alcuni, questi indicatori possono essere “dopati”. Un esempio. Se una banca presta al settore privato, si considera l’intero importo dei prestiti, se invece presta al settore pubblico i prestiti vengono dimezzati. Supponiamo che una banca abbia un capitale di 10 e faccia prestiti per 100: se ha prestato a privati ha un indicatore pari al 10%, se i prestiti li ha fatti allo Stato l’indicatore balza al 20% (10/50). Questo, perché si suppone che lo Stato sia più affidabile dei privati, anche se su questo ci sarebbe da discutere.

L’altro limite di questi indicatori è che forniscono solo una “fotografia” della banca, ma le cose possono cambiare in fretta. Prendiamo ad esempio Monte Paschi. Il gruppo ottiene un buon giudizio nella nostra valutazione perché è stata “fotografata” a poca distanza di tempo da un corposo aumento di capitale, che ha rimpinguato il capitale. Peccato che il gruppo l’anno precedente avesse fatto la stessa cosa e “bruciato” i capitali raccolti in un solo anno. Lo stesso indice, calcolato in un momento diverso, avrebbe mostrato tutte le debolezze del gruppo. Discorso opposto per la Cassa di Risparmio di Bolzano: con gli ultimi dati di bilancio disponibili (su cui è calcolato il punteggio in tabella) non presenta una situazione lusinghiera, ma nel frattempo il gruppo ha effettuato un aumento di capitale che ha migliorato molto la situazione.

Nonostante i limiti, questi indicatori hanno anche grandi pregi: non ultimo, il fatto di permettere un confronto facile e immediato. Non a caso, la Banca centrale europea (Bce) li utilizza come principale strumento di vigilanza chiedendo il rispetto di un minimo prestabilito. Per il 2015, ad esempio, la Bce ha chiesto un minimo del 7% per il Cet1 ratio e 10,5% per il total capital ratio (ma di caso in caso, e spesso lo fa, può chiedere livelli più alti). Anche Altroconsumo, seguendo l’esempio della Bce, li ha messi alla base della loro valutazione, ma non escludono, per il futuro, di affinare ancora di più la metodologia.

La metodologia utilizzata per il rating

Sono state analizzate la stragrande maggioranza delle banche italiane (quasi 300, tutte quelle che hanno almeno 10 sportelli). Come primo passo, è stato riassunto in un “indice sintetico” il Cet1 ratio e il total capital ratio, dando un punteggio complessivo. Inoltre è stato utilizzato l’ultimo dato disponibile: per le banche più “trasparenti” è quello al 30 settembre 2015, per altre si è dovuto utilizzare il dato al 31 dicembre 2014.

Un punteggio di 100 indica che la banca rispetta esattamente i limiti del 7% e del 10,5%. Se il punteggio è inferiore a 100 la banca non raggiunge i limiti, se è superiore a 100 la banca supera i minimi indicati. L’indice ti dice anche quanto è ampio il “margine di sicurezza”. Se ad esempio una banca ha un Cet1 del 14% e un total capital ratio del 21%, doppi rispetto ai minimi, troverai un punteggio di 200. Se supera i livelli minimi del 50% troverai un 150, e così via. A questo punto, sai come leggere il punteggio: più è alto, meglio è. Noi lo abbiamo tradotto in un “rating” da 1 a 5 stelle (1 le meno affidabili, 5 le più sicure). Abbiamo dato: 1 stella a chi ha un punteggio fino a 110; 2 stelle per punteggi tra 110 e 130; 3 stelle per punteggi tra 130 e 150; 4 stelle per punteggi da 150 a 200; 5 stelle per chi ha parametri più che doppi rispetto ai minimi stabiliti.

Cliccando qui è possibile richiedere l'elenco completo 

I risultati

Il sistema bancario italiano appare molto solido: oltre il 75% delle banche analizzate ottengono un giudizio più che lusinghiero, almeno 3 stelle. Nel gruppo delle banche con rating 1 stella, quasi tutte hanno i requisiti minimi per far fronte ai propri obblighi e pochissimi sono i casi problematici. Il fatto che la stragrande maggioranza delle banche raggiunga con facilità le valutazioni più alte, non deve far dimenticare quella minima parte di casi problematici per i quali i risparmiatori potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria. “Nonostante il sistema bancario sia nel complesso sicuro, in questo momento il mercato non valuta correttamente il mutato profilo rischio-rendimento delle obbligazioni bancarie, remunerando troppo poco i risparmiatori che le detengono. La miglior cosa da fare è vendere le obbligazioni bancarie in portafoglio” - commenta Vincenzo Somma, direttore di Altroconsumo Finanza. Nessuna banca è immune al 100% da rischio. Per tutelarsi occorre sempre seguire alcune regole di base: non superare i 100.000 euro per depositante sul conto corrente e non acquistare azioni bancarie non quotate e, come detto, vendere le obbligazioni bancarie. 

Premiata la trasparenza 

Nella valutazione è stata tenuta in considerazione l'elemento della trasparenza, premiando quelle che pubblicano i dati più volte l’anno, rispetto a chi, invece, si limita a rispettare l’obbligo di pubblicazione annuale, a cui è stata tolta una stella. Sono state esentate da questo “taglio” le banche che fanno parte di un gruppo più grande che pubblica, durante l’anno, un resoconto: anche se non c’è un focus particolare su quella banca, c’è comunque un aggiornamento sull’intero gruppo e questo è già un passo in più rispetto alla totale mancanza di aggiornamento delle informazioni.

Se il “rating” della tua banca è pari a 1 stella, l’evoluzione della sua affidabilità va costantemente tenuta sott’occhio: i più avversi al rischio facciano attenzione ai prodotti bancari che prevedono dei vincoli all’uscita, sono da evitare il prestito titoli e i pronti contro termine con sottostante obbligazioni della banca stessa. Per le banche da 2 a 5 stelle, posto che nessuna banca è sicura al 100%, è bene non trascurare le “precauzioni”.  In ogni caso vale sempre la pena ricercare migliori condizioni.

E' possibile utilizzare il comparatore di Altroconsumo per capire qual è il conto corrente migliore per le tue  esigenze https://www.altroconsumo.it/finanza/conticorrenti/

E per le banche non incluse nella classifica?

Se non trovi la tua banca, è per uno di questi motivi:

-è una banca commissariata e quindi Altroconsumo consiglia di cambiarla perché non pubblicando più bilanci c’è poca visibilità, e perché, pur essendo vari i possibili motivi del commissariamento, spesso alla base ci sono forti perdite.

-è una delle quattro banche appena “salvate”. Ora sono, sulla carta, risanate, ma sono troppo poche le informazioni fornite, non c’è un bilancio (pur sintetico) che supporti la presunta solidità. Al momento, non possiamo giudicarle: nel dubbio, punta altrove.

-è un marchio diffuso, ma non pubblica un bilancio a sé stante. È il caso di CheBanca! (gruppo Mediobanca), Webank (Bpm) o IWBank (Ubi). Per queste banche, puoi prendere come riferimento il giudizio sulla controllante.

-è una banca con meno di 10 sportelli. Se vuoi sapere quanto è affidabile, chiedile l’importo di Cet1 ratio e Total capital ratio, e la data cui si riferiscono. Ora sono, sulla carta, risanate, ma sono troppo poche le informazioni fornite, non c’è un bilancio (pur sintetico) che supporti la presunta solidità. Al momento, non possono essere giudicate nel dubbio, punta altrove. 

Se vuoi sapere quanto è affidabile, chiedile l’importo di Cet1 ratio e Total capital ratio, e la data cui si riferiscono. Inviali a voglio@altroconsumo.it e Altroconsumo ti farà sapere il giudizio.
 

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