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Pensioni: riduzione del 3,4% per chi esce prima dal lavoro

 Pensioni: riduzione del 3,4% per chi esce prima dal lavoro

Dopo alcuni giorni di indiscrezioni giornalistiche, conferme e smentite, è arrivata l’ufficialità direttamente dal ministro del Lavoro Poletti: il Governo sta pensando ad una riforma delle pensioni, inserendo la famosa flessibilità in uscita. E già questa settimana, quando lo stesso Poletti e il collega Padoan saranno auditi dalla Commissione bilancio della Camera, si potrà conoscere su quale progetto sta lavorando l’esecutivo di Matteo Renzi.

Il problema principale è naturalmente quello delle coperture, che dovranno essere garantite senza gravare ulteriormente sulla montagna del debito pubblico che incombe sui conti italiani. Secondo quanto riporta il Sole24Ore in edicola oggi, “I paletti fissati sarebbero tre: la dote massima dellintervento non dovrebbe superare il miliardo(cui va aggiunto il mezzo miliardo già prenotato per la perequazione degli assegni a seguito della sentenza 70/2015 della Consulta), lanticipo non dovrebbe superare i 3-4 anni rispetto ai requisiti di vecchiaia(66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato) e infine la penalizzazione non dovrebbe essere inferiore al 3-4% l’anno per ogni anno di anticipo”.

Entro questi confini, si deve muovere il governo, a cominciare dalla cosiddetta “opzione donna”, ossia consentire alle lavoratrici di andare in pensione a 62-63 anni, senza una riduzione del 25% come sarebbe attualmente, ma con un prelievo del 3-4% annuo per i primi anni.

Anche per gli uomini si sta studiano una formula simile, che preveda piccoli prelievi sulle pensioni nei primi anni, per poi portarle a regime.  

Si tratterà in ogni caso, dicono fonti vicino a Palazzo Chigi, di interventi soft e non impattanti sui conti pubblici, perché al di là delle forti pressioni che arrivano specie dal fronte del sindacato, quello della copertura del nostro sistema pensionistico resta un fronte in delicato equilibrio.

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