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Pensioni: bocciato il blocco della rivalutazione

Il blocco pensioni superiori a tre volte il minimo stabilito dalla Riforma Pensioni Fornero è illegittimo: lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 70/2015.  La sentenza della Consulta, come ci illustra Alberto Brambilla, Coordinatore del comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali e Coordinatore Giornata Nazionale della Previdenza, boccia in particolare il comma 25 dell’articolo 24 del Dl 201/2011. La Corte ribadisce un principio già espresso in passato relativo agli articoli 36 e 38 della Costituzione, che assicurano i principi di:

-«Proporzionalità e adeguatezza» delle pensioni, che «non devono sussistere soltanto al momento del collocamento a riposo, ma vanno costantemente assicurate anche nel prosieguo, in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta», e stabiliscono che la pensione debba costantemente essere adeguata alle retribuzioni del servizio attivo.

-Con una sentenza del 2010 la Corte Costituzionale aveva già stabilito l’obbligo, per il legislatore, di: «Dettare la disciplina di un adeguato trattamento pensionistico, alla stregua delle risorse finanziarie attingibili e fatta salva la garanzia irrinunciabile delle esigenze minime di protezione della persona».
E vengono citate anche altre sentenze che impongono il rispetto del criterio di ragionevolezza, che deve scongiurare: «Un non sopportabile scostamento fra l’andamento delle pensioni e delle retribuzioni».

-Il legislatore deve anche: «Individuare idonei meccanismi che assicurino la perdurante adeguatezza delle pensioni all’incremento del costo della vita». Dunque, il rispetto del dettato costituzionale: «Circoscrive la discrezionalità del legislatore e vincola le sue scelte all’adozione di soluzioni coerenti con i parametri costituzionali».

La Corte argomenta anche che in passato erano state invece accettate altre analoghe misure di blocco pensioni, come quella del 2008 sulla rivalutazione per le pensioni superiori a otto volte il minimo, perché riguardava trattamenti di importo piuttosto elevato, quindi con margini di resistenza all’erosione determinata dall’inflazione tali da non determinare la violazione del principio di eguaglianza. In quel caso, insomma, prevaleva la ratio distributiva del sacrificio imposto, a conferma di un principio solidaristico.
Il blocco pensioni stabilito invece dal decreto 201/2011, che ha riguardato i trattamenti superiori a 1443 euro, viola i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento previdenziale.

Nell'intervista ad Elsa Fornero, nel programma di Lucia Annunziata "In 1/2 ora", l'ex ministro del Lavoro,  giudica "incomprensibile" la sentenza della Corte Costituzionale.
"La riforma delle pensioni era la principale richiesta che la Bce aveva fatto nell'estate per acquistare titoli del debito pubblico e aiutare l'Italia. Quei venti giorni furono durissimi, bisognava dare una risposta immediata, questa è anche la ragione per cui quella sentenza dal mio punto di vista è difficilmente comprensibile, lo dico col massimo rispetto". Secondo Fornero, si tratta di una decisione che va contro i giovani: "Dopo la sentenza della Consulta, non abbiamo nella Costituzione una protezione delle generazioni giovani".
 

 

La risposta del Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan

Il blocco dell'indicizzazione delle pensioni scattato con il Salva Italia e ora bocciato dalla Consulta, ha toccato una platea di circa sei milioni di persone, ovvero quante sono quelle con un reddito da pensione superiore ai 1.500 euro mensili lordi, secondo gli ultimi dati dell'Istat sulla previdenza, aggiornati al 2013. Lo stop alla perequazione ha infatti interessato gli assegni superiori a tre volte il minimo. Guardando alle percentuali si tratta di oltre il 36% del totale degli oltre 16,3 milioni di pensionati italiani. Nel dettaglio, i pensionati d'oro, che superano i dieci milaeuro mensili, sono circa dodicimila

Dopo la sentenza della Consulta sul blocco delle pensioni il Ministro dell’Economia Pier carlo Padoan, in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero”,  prova a fare chiarezza sullo stato attuale sottolineando che “se si dovesse ripristinare totalmente l'indicizzazione sulle pensioni, l'Italia si troverebbe a violare simultaneamente il vincolo del 3%, l'aggiustamento strutturale e la regola del debito. Quest'ultimo, che sta iniziando a scendere, ricomincerebbe a salire, e la Commissione ci metterebbe immediatamente in procedura l'infrazione, sia per il deficit che per il debito. Con conseguenze per noi gravissime”.
Il punto chiave è trovare una soluzione che rispetti sia la sentenza ma con un impatto contenuto sui conti e a riguardo Padoan sottolinea che “ciò che la sentenza della Corte dice è che le misure vanno prese tenendo conto della progressività e della temporaneità. E questo è esattamente il principio che ci sta guidando nel determinare un metodo che permetta di restituire una parte dell'indicizzazione, però con un criterio di gradualità, quindi tenendo conto delle fasce di reddito sia in termini di arretrati sia di trattamenti futuri. Ma allo stesso tempo occorre mantenere sostanzialmente intatta la struttura del Def», che “era stato costruito avendo in mente un di più di risorse la cui destinazione, peraltro, era ancora da definire. L'utilizzo totale o parziale di quel di più di risorse permette di raggiungere questi obiettivi apparentemente in contrasto».

 

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