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Ocse: in Italia solo il 62% dei laureati ha un lavoro

In Italia solo il 42% dei giovani si iscriverà ai programmi d'istruzione terziaria, la minore quota rispetto all’insieme dei Paesi OCSE, dopo il Lussemburgo e il Messico. È quanto emerge dal Rapporto Education at a Glance 2015, (uno sguardo sull'istruzione), l’annuale pubblicazione Ocse che analizza i sistemi di istruzione dei 34 Paesi membri, presentato al ministero dell’Istruzione.

Nel complesso, il 34% dei giovani italiani dovrebbe conseguire un diploma d’istruzione terziaria, rispetto a una media OCSE del 50%. Tuttavia, se le attuali tendenze verranno confermate, il 20% dei giovani italiani conseguirà un titolo universitario di secondo livello o un titolo universitario equivalente (per esempio: una laurea magistrale); ciò rappresenta una quota maggiore rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE, che è pari al 17%.

-Le università italiane attirano pochi studenti stranieri: nel 2013, meno di 16.000 studenti stranieri degli altri Paesi dell’OCSE risultava iscritto, con il gruppo più corposo proveniente dalla Grecia. Il dato è decisamente più basso ad esempio rispetto ai circa 46.000 studenti in Francia e 68.000 in Germania.

-La lingua inglese nelle università: circa il 20% degli atenei ha proposto almeno un programma d’insegnamento in lingua inglese durante l’anno accademico 2013/2014, secondo uno studio dell’Accademic Cooperation Association (rispetto a 43% in Germania e al 16% in Francia)”.

-Formazione occupazione: nel 2014 solo il 62% dei laureati tra 25 e 34 anni era occupato in Italia, dato in calo rispetto al 2010 (5 punti percentuali in meno). Questo è un livello paragonabile a quello della Grecia ed è il più basso tra i Paesi dell’OCSE (la media dell’OCSE è dell’82%). L’Italia e la Repubblica Ceca sono i soli Paesi dell’OCSE dove il tasso di occupazione tra 25 e 34 anni è il più basso tra i laureati rispetto alle persone che hanno conseguito, come più alto titolo di studio, un diploma d’istruzione secondaria superiore (o post secondaria non terziaria). In Italia, prosegue la pubblicazione Ocse, “gli studenti che si iscrivono all’istruzione terziaria potrebbero dover aspettare a lungo un ritorno d’investimento sul mercato del lavoro”.
 

 

 
 

Il Rapporto Education at a Glance 2015 

 

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