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Meritocrazia e rientro dei cervelli: stiamo facendo abbastanza?

L’Italia sta perdendo ogni anno le professionalità di cui necessiterebbe per immaginare uno sviluppo nei prossimi anni: questo è quanto sottolinea l'avv. giuslavorista Luca Failla, founding partner LabLaw. Da una parte è bellissimo leggere che tanti italiani ricercatori sono all’estero e alla ribalta di importanti progetti nel campo della medicina, della scienza, dell’ingegneria. Dall’altro, sottolinea l'avv. Failla, è un dato che ci preoccupa, perché il fatto che gli italiani per esprimersi al meglio nelle loro capacità, debbano andare all’estero per poi non rientrare, è un depauperamento delle professionalità, un danno per il Sistema Paese.

Da un punto di vista legislativo, il provvedimento che ha cercato di porre un freno al fenomeno, è stata la Legge 238/10, più nota come legge sul Controesodo che, però è stata modificata con la versione definitiva dell’articolo 16 del decreto legislativo 147/2015 per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese: prevedeva delle forme di incentivazione, di sgravi fiscali per chi fosse rimasto all'estero per più di 5 anni e decidesse di rientrare in Italia.

Il problema, secondo l'avv. giuslavorista Luca Failla, è che questa legge non ha fatto i conti con le novità introdotte dal Jobs Act: a marzo del 2015 è entrato in vigore il decreto n. 23 che ha modificato il regime protettivo in caso di licenziamento illegittimo. I soggetti che dall'estero, dovessero rientrare in Italia, verrebbero assunti con contratto a tutele crescenti, e con un diverso regime sanzionatorio, (non vi è più la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, ma l’indennizzo). 

Altra questione riguarda coloro che non hanno neanche la possibilità di andare all’estero e cioè tutte quelle professionalità che non trovano uno sbocco adeguato nel mercato del lavoro. Perché questo accade? 
C’è un mismatch non solo tra domanda e offerta, ma anche di allocazione delle risorse: ci sono soggetti che ricoprono posizioni per le quali hanno una professionalità diversa e questo crea ulteriore improduttività. Se le persone fossero allocate secondo un criterio meritocratico, di compenze il Sistema Paese potrebbe acquisire in produttività ed in efficienza.
Altro problema è l'orientamento professionale: i percorsi di studio influiscono sugli sbocchi professionali, ma secondo l'avv Failla, i giovani hanno ad oggi pochi strumenti per indirizzare le proprie scelte sul futuro.  
"Guardate i vostri talenti, i vostri desideri, le vostre aspirazioni, e poi costruite un percorso di studi che sia coerente anche con le attese del mondo del lavoro" conclude Failla.

 

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