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Mercato del lavoro: le due crisi a confronto

L'impatto sul mercato del lavoro è stato molto forte sia nella crisi degli anni '30, sia in quella ancora in corso: se si guarda alle persone occupate, la crisi attuale sembra meno grave, benché più lunga e incerta di quella degli anni Trenta, come ci illustra Emilio Reyneri professore eemerito di sociologia del lavoro all'Università di Milano Bicocca.  

Il ruolo della cassa integrazione

Se però consideriamo che molti occupati lo sono giuridicamente ma non di fatto, perché in cassa integrazione, la crisi attuale sembra meno grave, benché più lunga e incerta di quella degli anni Trenta. Infatti, la caduta dell’occupazione è stata molto inferiore, ma dopo 8 anni dall’esplodere della crisi negli anni Trenta si era già tornati al livello pre-crisi, anche se grazie alla spesa pubblica per armamenti, mentre ora ne siamo ancora ben lontani.

Tuttavia, la crisi attuale avrebbe avuto un impatto almeno altrettanto negativo se non vi fosse stato un grande ricorso alla cassa integrazione guadagni, soprattutto con la creazione di quella “in deroga”, poiché negli anni Dieci la caduta delle unità di lavoro, che non includono i cassa-integrati, è del tutto eguale a quella degli anni Trenta. Perciò, in assenza di questa misura di politica passiva del lavoro, l’attuale caduta dell’occupazione sarebbe stata altrettanto grave e non solo più duratura di quella degli anni Trenta.

I settori più colpiti dalle crisi

In entrambe le crisi i due settori che hanno perso più occupati sono l’edilizia e l’industria, cui si deve dal 70% al 100% della caduta dell’occupazione. Tuttavia, negli anni Trenta la fine della crisi segna anche una forte ripresa dell’occupazione in questi settori. Invece all’attuale e timida uscita dalla crisi per questi due settori, non si accompagna una ripresa né degli occupati, che continuano a diminuire, né delle unità locali, che si stabilizzano per la riduzione del ricorso alla cassa integrazione.

Quindi, se per gli anni Trenta si può parlare di una crisi congiunturale che ha intaccato solo temporaneamente la composizione dell’occupazione, invece la crisi attuale sembra segnare l’avvio di un mutamento strutturale nella composizione dell’occupazione a sfavore delle costruzioni e dell’industria manifatturiera.

Inoltre, va rilevato che il recupero dell’occupazione industriale negli anni Trenta è stato favorito anche da un crollo delle retribuzioni reali, dopo che si discusse della proposta di ridurre l’orario a retribuzione costante anche negli ambienti fascisti, mentre negli anni più recenti nell’industria le retribuzioni reali (al lordo delle imposte), hanno continuato a crescere, indicando che alla crisi hanno resistito meglio le imprese più efficienti, in grado quindi di pagare salari più elevati ai propri dipendenti.

La composizione della disoccupazione


Quanto alla composizione della disoccupazione, entrambe le crisi hanno provocato un aumento dei giovani in cerca di prima occupazione, ma quella attuale in misura molto maggiore che quella degli anni Trenta, soprattutto per le giovani donne, ora molto più presenti nel mercato del lavoro che in passato. Oltre che per una maggiore presenza di giovani in cerca di primo lavoro, la disoccupazione attuale si distingue moltissimo da quella degli anni Trenta per le caratteristiche dell’occupazione persa. Mentre negli anni Trenta oltre l’85% dei disoccupati con un’esperienza lavorativa proveniva dall’agricoltura, dall’edilizia o dall’industria, ora da questi settori proviene meno del 40%. Enormemente più che in passato la disoccupazione attuale è composta di lavoratori che hanno perso un lavoro in un settore dei servizi e ovviamente non sono soltanto più istruiti, ma anche con una carriera lavorativa più qualificata.     

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