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L`evoluzione del welfare aziendale in Italia

Il 2016 può essere definito l’anno della svolta per il welfare aziendale, grazie alle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016. La domanda di welfare aziendale, secondo quanto si sottolinea nel libro “Levoluzione del welfare aziendale in Italia” a cura di Filippo Di Nardo,ed edito da GueriniNext, dipende da tre ragioni:

-la crisi dello Stato sociale tradizionale proiettato sempre di più verso un modello misto di collaborazione e integrazione tra pubblico e privato;  

-all’impossibilità da parte delle imprese di poter agire sulla leva salariale monetaria viste le difficoltà strutturali del nostro paese in questo senso e alla pressione sulla competitività, anche del costo del lavopro;

-alla scoperta del welfare aziendale quale leva deisiva per un nuovo modello di retribuzione.


Nel libro è presente anche la ricerca Doxa-Edenred 2016 sullo stato del welfare aziendale in Italia, da cui emerge che l’89% delle aziende e il 62% dei dipendenti dà un giudizio positivo sull’adozione di politiche di welfare in azienda ed entrambi (74% e 55%) credono nel suo sviluppo futuro.  Nelle grandi aziende (sopra i 250 dipendenti) la percentuale sale al 93%. Le aziende ci credono di più ma tra i lavoratori, superata la prima fase di diffidenza, cresce in modo evidente la consapevolezza dei vantaggi che ne derivano rispetto all’aumento del potere d’acquisto dei salari. Permangono, tuttavia, alcune differenze di valutazione sugli obiettivi. Per le imprese il welfare aziendale è funzionale agli obiettivi di valorizzazione delle risorse umane (79%), miglioramento del clima aziendale (77%) e aumento della produttività dei lavoratori (61%). Per i dipendenti, invece, l’obiettivo principale è il miglioramento del clima aziendale (61%) e della produttività (57%), mentre la valorizzazione delle risorse umane è al terzo posto (56%).

“La partita del welfare aziendale si gioca in due: imprese e dipendenti.  E’ fondamentale, quindi, che a credere nelle potenzialità e nell’effettiva utilità dello strumento siano entrambe le parti. - dichiara Andrea Keller, Amministratore Delegato Edenred Italia - I risultati della ricerca Doxa-Edenred 2016 confermano una progressiva convergenza tra aziende e dipendenti sulla valenza e utilità dei piani di welfare aziendale. Tale tendenza, inoltre, acquisisce maggior valore grazie al rinnovato quadro normativo che spinge, grazie ad una serie di agevolazioni specifiche, verso un modello di welfare contrattato tra la parti. Le vecchie diffidenze e resistenze sul valore del welfare aziendale si stanno progressivamente ridimensionando, grazie alla comprensione dell’effettiva convenienza dei flexible benefit.
 
Tra i servizi ritenuti più interessanti dai dipendenti risultano, le agevolazioni commerciali e i buoni spesa (90%), la flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro (88%) e il welfare contrattuale (84%), con una prevalenza, in quest’ultima macro-categoria  della copertura sanitaria estesa anche ai familiari con il 55%. Seguono i servizi ai figli dei dipendenti (82%) e i servizi alla persona e ai familiari con il 76%.  Da sottolineare come i maggiori trend positivi riguardano alcune prestazioni che stanno crescendo in modo esponenziale nel tempo quali: i servizi per i figli dei dipendenti, oggi al 45% (erano tra il 3 e 5% nel 2013) e che prevedono l’acquisto dei libri scolastici, il pagamento delle rette scolastiche e i servizi di orientamento al lavoro; i servizi alla persona, oggi al 28% (erano al 3% nel 2013), come l’assistenza ai familiari anziani e non autosufficienti, e le prestazioni di badanti, colf e baby sitter. Questi ultimi, tra l’altro, sono stati oggetto anche di una specifica novità normativa che ha inserito un nuovo comma nel 2016 ad essi dedicato.
 
Un aspetto su cui si evidenzia una delle percentuali di maggior differenza tra aziende e lavoratori riguarda proprio i servizi alla persona e ai familiari, ritenuti di forte interesse soprattutto da parte dei dipendenti con il 76% delle indicazioni a fronte del 59% delle aziende. Lo scarto più elevato, tuttavia, riguarda i servizi alla mobilità (navetta aziendale per il trasporto da e per il luogo di lavoro, ma anche car sharing e car pooling per favorire l’uso condiviso dell’auto tra colleghi), indicati tra i più interessanti dal 70% dei dipendenti a fronte del 50% delle aziende.
 


Nasce l'Associazione Italiana Welfare Aziendale

Negli ultimi anni  - spiega Keller- il welfare aziendale è decollato e per questa ragione la nascita di un organismo in grado di rappresentare la voce delle imprese  con le istituzioni e con le organizzazioni sindacali è una novità importante per il settore. Le imprese sono divenute uno dei soggetti decisivi del nuovo modello di welfare community  grazie alle politiche di welfare che producono ampi benefici per le aziende stesse, per i dipendenti e per lo Stato.
 
Il welfare aziendale oggi – prosegue Keller -  non è più appannaggio esclusivo delle grandi aziende sopra i 250 dipendenti, ma coinvolge sempre di più la piccola e media impresa italiana, che costituisce la spina dorsale dell’economia italiana.
 
Fino a poco tempo fa, le piccole imprese non erano al corrente delle possibilità offerte dal welfare aziendale, mentre oggi lo sono di più. Il quadro normativo, tuttavia, può migliorare ancora per favorire il pieno coinvolgimento delle PMI. Come noto, è difficile erogare welfare alle aziende sotto i 15 dipendenti anche perché raramente hanno una contrattazione di secondo livello. Perché dunque- conclude Keller – non pensare alla possibilità per le piccolissime imprese di accedere alle agevolazioni fiscali previste nel 2017 anche nel caso di scelta unilaterale dell’azienda? Questo potrebbe essere uno dei primi punti dell’agenda futura del welfare aziendale in Italia”.

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