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Le prospettive di crescita di medio-lungo termine nell`Eurozona, secondo il premio Nobel Spence

Quali sono le prospettive di crescita nell'Eurozona? Secondo il premio Nobel per l'Economia nel 2001 Michael Spence, nel'intervista rilasciata a Rai Economia nel corso del Festival dell'Economia di Trento 2016, "le prospettive sono abbastanza positive, ma le sfide sono molte" e questo a causa di molteplici fattori, come la mancanza di competitività di molti paesi, la presenza di "veri e propri vincoli fiscali che limitano la capacità del governo di impegnarsi in investimenti in politiche orientate alla crescita" e conclude "credo che siamo di fronte ad una lenta ripresa molto sofferta".

Inoltre, nel corso del Festival, Spence ha sottolineato che la transizione non sarà facile per nessuno e fattori come l'urbanizzazione "spinta" e l'avvento delle tecnologie robotizzate, complicheranno le cose, cancellando molti posti di lavoro nel manifatturiero. L'Europa avrà tante più chance quanto più saprà armonizzare i propri sistemi finanziari e fiscali.

Per quanto riguarda la mobilità, secondo Spence l'Italia deve frenare la fuga dei propri cervelli, ma deve anche andare orgogliosa delle politiche di accoglienza poste in atto nei confronti dei migranti, e delle tante vite salvate finora. L'ulteriore crescita dei centri urbani è un'altra delle frontiere dello sviluppo: da un lato opportunità (logistica, trasporti, edilizia) dall'altra problemi sempre più grandi, specie nei paesi in via di sviluppo, dove è più forte l'espulsione dei contadini dalle campagne.

Infine, l'economia di condivisione, in parte generata dall'evoluzione tecnologica. Ci sono beni che vengono sottoutilizzati, ad esempio le auto o gli appartamenti, e che potrebbero essere "rimessi in circolo", in maniera parziale (per limitati lassi di tempo) dai loro proprietari. Da qui a fenomeni come Airbnb, "molto potenti", che producono un effetto-rete a livello mondiale. Nuove piattaforme digitali daranno vita a nuovi mercati, nuovi servizi, nuove risposte ai bisogni delle persone.
 
"Dal 2008 - ha detto il premio Nobel - quando la crisi è scoppiata, l'economia mondiale è diminuita di 60 trilioni di dollari. Non significa che ogni paese o ogni regione ne soffra nello stesso modo, ma globalmente tutto questo non può funzionare sul lungo periodo. Sul piano finanziario, in generale, ci affidiamo troppo alle banche centrali. C'è inoltre chi sostiene che il tasso di risparmio è troppo elevato, e questo perché i tassi di interessi sono troppo bassi. Detto questo, ci sono differenze di performance fra paese e paese. L'America cresce del 2% in termini reali, dunque al di sotto delle sue possibilità. L'Europa cresce ancora meno. La Cina sta rallentando. Il Brasile viaggia su una china pericolosa. Riavviare la crescita è difficile in questa situazione. Viviamo in un mondo in cui le politiche monetarie hanno fatto crollare i tassi di interesse. I cambi sono volatili. Il capitale viaggia alla ricerca dei migliori impieghi. Non c'è una guida o un copione. L'ortodossia se n'è andata, Fmi e Banca Mondiale non dicono più di lasciar fare al mercato, ma non esistono regole nuove su cui basarsi".
 
E la tecnologia, vista spesso come la panacea per ogni male? "Spesso si dice che essa ha 'bruciato' molti posti di lavoro, anche nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia la robotica e l'intelligenza artificiale si diffonderanno sempre di più, non c'è dubbio. Presto avremo fabbriche completamente robotizzate. Anche le stampante tridimensionali concorreranno a cambiare volto al manifatturiero. Il tessile non sfuggirà a questa regola. Ci sono stampanti che possono produrre scarpe. Quindi, anche nei paesi  in via di sviluppo, si dovrà passare ai servizi. L'India fa testo, perché è già orientata in questo senso. La transizione non sarà priva di dolore, anzi". Le tecnologie creeranno però anche nuovi servizi, anzi, lo stanno già facendo. un esempio è la piattaforma Airbn, le cui potenzialità sono per molti versi straordinarie.
 
Per quanto riguarda l'Europa, è necessaria maggiore coesione interna, al fine di consentire una mobilità dei fattori di produzione analoga a quella esistente negli Usa. "E poi credo di debba puntare di più sull'inflazione. Questo ci porta alla proposta di avere un ministro delle finanze unico, che mi sembra una proposta interessante, come sostenuto dai governatori di banche centrali di Italia e Francia ieri qui a Trento. Nel frattempo, la transizione sarà dolorosa, anche se in maniera diversa da un paese all'altro. In Italia c'è un problema di fuga dei cervelli. Non vanno esportate le persone e non vanno esportati i cervelli".
 
Biografia Michael Spence

Gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti e premi ed è stato insignito del Memorial Nobel Prize in Scienze Economiche nel 2001.È William R. Berkley Professor in Economia e commercio presso Leonard N. Stern School of Business da settembre 2010, Senior Fellow presso Hoover Institution e Philip H. Knight Professor Emeritus di Management nella Graduate School of Business all’Università di Stanford. È stato professore di Economia e Business Administration presso Harvard University, presidente del Dipartimento di economia e preside della Facoltà di Arti e delle Scienze dell’ateneo. Insignito di una borsa di studio per la ricerca sulla politica economica nei mercati emergenti, l’economia dell’informazione e l’impatto della leadership sulla crescita economica.
È consulente di PIMCO, consulente senior presso Oak Hill Investment Management e membro del consiglio di amministrazione della Società di gestione di Stanford, così come di numerose aziende pubbliche e private. È stato presidente della Commissione indipendente per la Crescita e lo Sviluppo (2006-2010).
Tra le sue pubblicazioni, La convergenza inevitabile. Una via globale per uscire dalla crisi, Laterza (2012).

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