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La ripresa dell`economia italiana

L’Italia sta attraversando un momento di cambiamenti decisivi, dovute alle diverse riforme strutturali e alle diverse misure di politica economia europea. Cerchiamo di fare il punto a riguardo con Ivo Pezzuto, Docente di Business Economics ed International Management all' Università Cattolica del Sacro Cuore ed ISTUD Business School, partendo da quello che è il ritratto che l'Istat ci fornisce sulle prospettive economiche dell'Italia.

I dati Istat sulla ripresa dell'economia italiana


Nel 2015 la domanda interna al netto delle scorte contribuirà positivamente alla crescita del Pil per 0,3 punti percentuali, quella estera netta per 0,4 punti percentuali. Nel biennio successivo il rafforzamento ciclico determinerà un apporto crescente della domanda interna (+0,8 e +1,1 punti percentuali) mentre il conseguente aumento delle importazioni favorirà una diminuzione del contributo della domanda estera netta nel 2017, spiega l'Istat.

Nel 2015 la spesa delle famiglie segnerà una variazione positiva dello 0,5% in termini reali, a seguito del miglioramento del reddito disponibile. Nel successivo biennio, si prevede un rafforzamento dei consumi privati (+0,7% e +0,9%) sostenuto da un graduale aumento dell'occupazione, continua l'istituto di statistica.

Gli investimenti torneranno a crescere nell'anno in corso (+1,2%), stimolati dal miglioramento delle condizioni di accesso al credito e delle aspettative associate a una ripresa della dinamica produttiva. Il processo di accumulazione del capitale è previsto riprendere a ritmi sostenuti nel 2016 (+2,5%) e con maggior intensità nel 2017 (+2,8%).

All'aumento dell'occupazione (+0,6% in termini di unità di lavoro) si accompagnerà una moderata riduzione del tasso di disoccupazione che, nel 2015, si attesterà al 12,5%. Nel 2016, il tasso di disoccupazione diminuirà al 12,0% e le unità di lavoro registreranno un aumento significativo (+0,9%). Tale evoluzione proseguirà con maggiore intensità nel 2017, con una discesa del tasso di disoccupazione all'11,4% e una crescita delle unità di lavoro dell'1,0%, afferma ancora l'Istat.

Infine l'istituto precisa che il tasso di crescita del Pil per l'anno corrente è stato rivisto al rialzo di 0,2 punti percentuali rispetto al quadro diffuso a novembre 2014.  

Il quantitative easing e i suoi effetti


Il programma QE, ovvero l’acquisto di titoli governativi e non solo in larga scala da parte della BCE, è stato avviato circa 2 mesi fa. Tale programma, prevede acquisti mensili pari a €60 miliardi per un totale di circa €1.100 miliardi: secondo le intenzioni della BCE dovrebbe durare 18 mesi, ovvero fino a settembre 2016, con possibili proroghe, qualora ritenute necessarie.
L’obiettivo dichiarato della BCE, fin dalla data di avvio del programma, è di raggiungere un livello di inflazione nel medio periodo prossimo al target del 2%, di rafforzare la fiducia di imprese e consumatori e quindi di aumentare le aspettative di inflazione nell’eurozona, evitando il rinvio degli acquisti a causa di una spirale deflazionistica.
Il programma QE della BCE ha mostrato, secondo l’analisi del prof. Pezzuto, i primi interessanti segnali di inversione del ciclo con l’uscita dell’eurozona dalle secche della deflazione e ha favorito la ripresa economica.
L’inflazione, infatti, ad aprile 2015 è stata pari a zero quindi confermando lo stop alla deflazione. Il quadro congiunturale favorevole ha anche agevolato l’uscita dell’Italia dalla recessione e l’aumento della fiducia delle imprese.

L'indice di sentiment Pmi (purchasing managers index) manifatturiero dell'Italia è salito a 53,8 % ad aprile da 53,3 % di marzo, il livello più alto da aprile 2014. A sostenere l’uscita dell’Italia dalla recessione e deflazione, hanno contribuito l’allentamento monetario della BCE che ha generato aumento della liquidità nel sistema bancario e finanziario, l’aumento della base monetaria, l’ulteriore indebolimento dell’euro rispetto alle altre valute che favorisce l’export, l’ulteriore calo dei tassi d’interesse sui titoli di stato e dello spread (BTp/Bund), con ricadute positive anche sul debito pubblico per la minor spesa per interessi sul debito pubblico ed il minor costo del capitale/provvista finanziaria per il mondo corporate.

Certamente, sia l'effetto aspettativa del lancio del QE dei mesi passati, che l’effetto annuncio, e dell’effetto avvio del programma nel mese di marzo 2015, hanno avuto un notevole impatto sui rendimenti dei titoli di stato portandoli ai minimi storici. Il calo sulle scadenze più lunghe, ha determinato un appiattimento delle curve dei rendimenti dei titoli di stato per l’eurozona, e sulle scadenze più brevi ci sono molti titoli con rendimenti negativi.

Le riforme strutturali


Sicuramente anche l’avvio delle riforme strutturali in Italia fa ben sperare circa la possibilità di una ripresa della competitività e produttività del Paese, abbinate anche a progetti finalizzati all’ammodernamento del sistema Paese, alla semplificazione dell’apparato pubblico, alla riduzione della burocrazia, della corruzione, e del capitalismo relazionale.

Tra gli elementi congiunturali che in questa fase favoriscono la ripresa dell’economia dell’eurozona e l’uscita dalla recessione dell’Italia vi è anche il basso prezzo del petrolio e di altre materie prime che dall’estate 2014 sono fortemente calate.
Vi sono inoltre anche importanti segnali positivi relativi alla forte ripresa del mercato del credito in Italia nel primo trimestre 2015, grazie alla politica monetaria ultra-espansiva della BCE ed una crescente fiducia. Secondo dati dell’Abi, associazione bancaria italiana, tra gennaio e marzo l'ammontare di erogazioni di nuovi prestiti per l'acquisto di casa, è salito a 7,9 miliardi, rispetto ai 5,25 miliardi del 2014. L'incremento sarebbe quindi del 50%, spinto anche dal calo dei tassi. Questo segnale sembrerebbe fare bene sperare rispetto al problema della stretta creditizia degli ultimi sette anni.

I possibili rischi

I bassi tassi e l’abbondanza di liquidità nei mercati finanziari però nel medio lungo termine non è priva di rischi in quanto può generare bolle speculative, maggiore propensione al rischio per investitori in cerca di rendimenti attrattivi, ed alta volatilità (e correzioni) sui mercati, se abbinati ad altri elementi, esternalità, e squilibri o shock macroeconomici.

Uno sguardo internazionale

Gli indicatori di sentiment sembrano essere abbastanza incoraggianti per imprenditori e manager italiani dopo un periodo di forte incertezza e turbolenza legati alla lunga recessione e stagnazione. Resta per il momento l’incognita sulla crisi della Grecia che ci si augura possa essere scongiurata a breve con nuovi accordi tra il governo greco e i creditori, l’incognita sulla tempistica e modalità di rialzo dei tassi d’interesse negli USA, e sulla tempistica ed efficacia delle riforme strutturali in Italia e sul progetto ‘bad bank’ che dovrebbe liberare le banche dalla zavorra dei non-performing loans (sofferenze bancarie) che riducono la possibilità per le banche di erogare più prestiti ad imprese e famiglie.

La ripresa economica dell’Italia

Da uno sguardo ai fondamentali dell’economia italiana, si evince che il quadro complessivo risulta essere in progressivo miglioramento con previsioni di crescita dell’economia nel 2015 pari a +0,6% e nel 2016 dell’ 1,4% A sostenere la ripresa dovrebbero essere però, più che segnali di ritrovata competitività del sistema paese, i fattori congiunturali, come l'impatto del 'quantitive easing' della Bce, il deprezzamento dell'euro sul dollaro e un previsto aumento della domanda interna di beni non durevoli,.
Incoraggianti anche i dati per deficit e debito pubblico, quest'ultimo aiutato anche da un previsto balzo in alto dell' inflazione che dal +0,2% del 2015 dovrebbe arrivare al +1,8% nell'anno successivo. Per quanto riguarda il deficit, le previsioni dicono che resterà al 2,6% nel 2015, ma calerà al 2,0% nel 2016.

Il tasso di disoccupazione in Italia

Una certa preoccupazione è legata alle stime sul tasso di disoccupazione in Italia che tanto nel 2015 quanto nel 2016 è previsto al 12,4%. Il dato di previsione è comunque in miglioramento rispetto a tre mesi fa, quando veniva dato a 12,8% per il 2015 e al 12,6% nel 2016. Attualmente è del 13% circa con disoccupazione giovanile pari al 43,1%. Vi anche un alto tasso di disoccupazione di lunga durata ed un aumento della disuguaglianza tra ricchi e poveri in Italia.

Quale futuro per l'Italia?

Il QE da solo, secondo Pezzuto, non può garantire vantaggi competitivi di lungo periodo ai paesi periferici dell’eurozona, per cui la scommessa sulle riforme strutturali ed istituzionali in Italia è quella di ammodernare rapidamente il Paese, attraverso principalmente le riforma del mercato del lavoro (Jobs Act), la riforma della giustizia, e la riforma della pubblica amministrazione al fine di accrescere la competitività strutturale del Paese e di renderlo più appetibile per investitori nazionali ed internazionali.

Resta comunque un elemento chiave per lo sviluppo del Paese e della sua competitività anche l’impegno che si riuscirà a garantire nei prossimi anni in termine di aumento degli investimenti pubblici e privati; l’ampliamento ed ammodernamento delle infrastrutture, la diffusione della cultura del merito, incentivi per lo sviluppo dell’innovazione, per la crescita, maggiore patrimonializzazione, internazionalizzazione, ed aggregazioni di imprese (reti d'impresa),per la ricerca e sviluppo, per l’istruzione, la revisione e rimodulazione del sistema di welfare per tener conto dell’invecchiamento della popolazione, la riduzione della spesa pubblica non produttiva, la lotta all’evasione ed alla corruzione, ed una riduzione significativa della pressione fiscale.  
 

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