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La rinuncia alle cure

Rispetto alla rinuncia alle “cure” non ne sappiamo quasi nulla, mentre abbiamo più informazioni in merito a singole “prestazioni”. In particolare sono due le fonti di riferimento: l’Istat attraverso l’indagine Multiscopo Salute, che considera le visite specialistiche ed odontoiatriche, accertamenti diagnostici, interventi chirurgici, trattamenti riabilitativi, prestazioni assistenzialinell’ultima indagine del 2012-2013 e l’indagine Eu-Silc (European Statistics on Income and Living Conditions), che prende in considerazione solo visite mediche e visite odontoiatriche, attraverso dati italiani ed esteri dal 2004 in poi.
Rispetto a quanto sottolineato da Cesare Cislaghi, Economista sanitario-AGENAS, Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali, i dati ricavabili dalla Multiscopo concordano fondamentalmente con quelli di Eusilc: il trend risulta in aumento (2004-2013) ma senza forti o repentini aumenti e i dati italiani del 2004 sono dello stesso ordine di grandezza di quelli di altri paesi.

Dallo studio effettuato da Cislaghi emerge che:

- non si deve confondere la rinuncia a “qualsiasi” cura con la rinuncia a singole prestazioni;

-bisogna distinguere la rinuncia per motivi economici dalla rinuncia per carenze dei servizi e quella per motivazioni personali;
-l’aumento dipende innanzitutto dal numero di accessi avuti, dallo stato di salute e dalle risorse economiche possedute;

 -le visite sono le prestazioni con maggior rinunce (oltre alle prestazioni odontoiatriche);

-gli uomini hanno più rinunce delle donne:

-le rinunce che più preoccupano sono quelle di coloro che non hanno altri accesi soprattutto se riguardano persone che si sentono in cattiva salute.


“Il confronto temporale e con altri paesi tende a dire che il fenomeno è abbastanza costante- sottolinea Cislaghi -e che non abbia risentito in maniera molto forte l’intervento della crisi economica” .
I dati ISTAT, come sottolinea Cislaghi, affermano che in Italia grazie al Servizio Sanitario Nazionale, nonostante la crisi economica e nonostante i tanti problemi reali, la situazione sanitaria abbia mostrato una forte resilienza. 
“Il punto è che ci sono alcune voci di fonti assicurative private- conclude Cislaghi- che tendono ad enfatizzare questa informazione. Probabilmente c’è la rinuncia ad alcune singole prestazioni ma non la rinuncia alle cure vera e proprio. In ogni caso il problema esiste e lo si deve assolutamente tenere sotto controllo”. 

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