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La riforma delle banche popolari, punto per punto

Il 20 gennaio, con decreto legge del Consiglio dei Ministri n. 45, è stato approvato l' Investment compact (guarda la gallery) per favorire gli investimenti e modificare in parte il sistema bancario. Tra i punti maggiormente all'attenzione dell'opinione pubblica, vi è quella in merito alla riforma delle banche popolari, che ci illustra nel dettaglio Vincenzo Somma, direttore di Altroconsumo finanza.

Chi riguarda?

La riforma riguarda dieci delle settanta banche appartenenti al sistema delle banche popolari: solo quelle con un patrimonio superiore agli 8 miliardi. Nell’ordine dalla più grande alla più piccola: Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper), Banca Popolare di Milano (Bpm), Banca Popolare di Vicenza, Vento Banca, Banca popolare di Sondrio, Credito Valtellinese (Creval), Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca Popolare di Bari.

La regolamentazione delle banche popolari

Il sistema delle banche popolari è regolato dagli articoli 29, 30, 31 e 32 del Testo Unico Bancario (TUB), secondo qui le banche popolari: 

-sono costituite in forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata;

- nessun socio può detenere più dell’1 per cento del capitale;

-ogni socio ha un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute: parliamo del noto “voto capitario”, quello per cui all’interno dell’assemblea degli azionisti ogni socio può esprimere un singolo voto, indipendentemente dal numero delle azioni che detiene o rappresenta, impedendo ad un’altra banca o a un singolo soggetto di acquisire il controllo della maggioranza dei voti nell’assemblea.

Il decreto approvato, stabilisce che entro il luglio 2016, le banche popolari che rientrano nel parametro del patrimonio superiore agli 8 miliardi dovranno abbandonare il principio del voto capitario. Questo comporterà la trasformazione delle banche popolari in società per azioni. 

I punti di vista

Un "momento storico" dice il premier Matteo Renzi, ribadendo che il Paese, pur potendo vantare un sistema bancario "serio, solido e sano", ha però "troppi banchieri e troppo poco credito" e che l'obiettivo dell'intervento del governo è quello di rafforzare il sistema per essere pronti alle sfide europee ma senza "danneggiare i piccoli istituti" e senza toccare "il credito cooperativo".

Dal canto suo il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan chiarisce che si è scelto di procedere per decreto "per dare un segnale di urgenza" e che la scelta del governo "concilia la necessità di dare una scossa forte preservando però in alcuni casi una forma di governance che ha servito bene il Paese". Per questo si parte dalle grandi, anche se in futuro andranno valutati "altri suggerimenti di modifica della governance" per le piccole. Peraltro si interviene in modo graduale, indicando 18 mesi per adeguarsi che sono "un tempo sufficiente per un processo che potrebbe essere completato in molto meno". L'intervento comunque, renderà le popolari "più forti" e "più efficienti" dice Padoan.

Per la Cisl il modello "Banca Popolare" è quella che "durante la crisi hanno saputo meglio di altre assistere l'economia reale, svolgendo una effettiva funzione anticiclica e conseguentemente, contribuendo alla stabilità del sistema", come sottolinea il Segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra. "Un sistema del credito vicino al territorio- continua Sbarra- e che sostenga lo sviluppo delle imprese: questo uno degli obiettivi che la Cisl persegue da tempo". Per questo la Cisl non condividie il superamento del voto capiatrio e la trasformazione in spa del modello di "Banca Popolare.

Per la Cgil, occorre che "per il bene del Paese si cambi questo decreto", come ha sottolineato il segretario generale Susanna Camusso.

Per la Uil, tale riforma porta il rischio che il rischio che "queste aziende vengano acquistate per un tozzo di pane da imprenditori che, poi, possono metterne in discussione gli assetti occupazionali-come afferma il segretario generale Carmelo Pappagallo- Con questo progetto, inoltre, si trasforma la natura delle banche popolari la cui peculiarità è quella di essere vicine al territorio. Ora, invece, potrebbero sovrapporsi per funzioni e caratteristiche a quelle Spa di cui il mercato è già saturo".

Gli accertamenti della Consob

La procura di Roma ha aperto un'inchiesta, per ora contro ignoti, sulle presunte operazioni anomale avvenute prima del 16 gennaio. Gli accertamenti sono curati dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall'aggiunto Nello Rossi. Il fascicolo è stato aperto dopo le dichiarazioni fatte dal presidente della Consob Giuseppe Vegas in un'audizione alla Camera. Dai primi accertamenti della Consob è emerso che, prima del 16 gennaio, data delle prime indiscrezioni sulla riforma delle Popolari, si sono verificate operazioni potenzialmente anomale sui titoli del comparto: "le plusvalenze effettive o potenziali di tale operatività sono stimabili in circa 10 milioni di euro", ha detto Vegas. 

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