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La Grecia: quale futuro nell`eurozona?

In questi giorni si è quasi consumata l’ennesima tragedia greca con il potenziale rischio del collasso del sistema bancario e dell’economia Greca ed il timore dell’uscita del Paese dall’eurozona, più nota come Grexit. La tregua temporanea è stata raggiunta con difficoltà tra il leader del nuovo governo greco, Alexis Tsipras, e la Troika, composta da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, come ci illustra Ivo Pezzuto, Docente di Business Economics ed International Management all' Università Cattolica del Sacro Cuore ed ISTUD Business School. I ministri delle Finanze dell’eurozona, che compongono il cosiddetto Eurogruppo, si sono riuniti il 9 marzo a Bruxelles per discutere i dettagli delle riforme proposte dalla Grecia in cambio di un’estensione di quattro mesi del prestito ricevuto negli ultimi anni dalla Troika. Nei giorni scorsi le riforme proposte dalla Grecia sono state definite «lontane dall’essere complete» dal capo dell’Eurogruppo, il ministro dell’Economia olandese Jeroen Dijsselbloem. Tsipras da ormai diverso tempo, sta quindi cercando di trattare sulle riforme poste come vincolo dall’Eurogruppo, con l’obiettivo di ottenere riforme di austerità più morbide per applicare il programma con cui è stato eletto.

"Abbiamo concordato che non c'è tempo da perdere" ha sottolineato a riguardo Dijsselbloem. Per la conclusione del programma con la Grecia "non devono essere prese azioni unilaterali ed i precedenti impegni devono essere sempre mantenuti", ha infine ammonico il ministro olandese delle Finanze, che prosegue "Abbiamo detto che sosterremo la Grecia se prosegue sul cammino delle riforme, ma il confronto sulle riforme deve ripartire al più presto possibile, stiamo perdendo troppo tempo, l'estensione degli aiuti è solo per 4 mesi e abbiamo già perso due settimane".

 

L'economia della Grecia

La situazione economica della Grecia resta molto grave con un rapporto debito/Pil di circa 175%, un crollo del PIl del 25% dall’inizio della crisi finanziaria del 2008, seri problemi di liquidità, fuga di capitali, disoccupazione a livelli record (circa 27%), un sistema bancario in condizioni quasi asfittiche, e soprattutto un programma di radicali riforme strutturali per la ripresa economica e la maggiore competitività mai realmente avviato.

Il ruolo della Troika e le riforme

In questo contesto senza il supporto finanziario della BCE, FMI ed UE la sopravvivenza della Grecia è fortemente a rischio così come la sua permanenza nell’eurozona. Fortunatamente è stato concessa alla Grecia, dai suoi principali creditori, una proroga di quattro mesi di aiuti finanziari in attesa di verificare l’avvio di una lista concordata di urgenti ed indispensabili riforme radicali per la ripresa. Le riforme più urgenti riguardano la lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, alla burocrazia, ridurre i privilegi degli oligarchi, avviare le liberalizzazioni e privatizzazioni, risanare i bilanci delle banche, riformare il sistema delle pensioni, la riforma della pubblica amministrazione, il mercato del lavoro, l’IVA. Malgrado gli accordi appena raggiunti sulla proroga di quattro mesi, la partita resta aperta e piena di incognite che saranno frutto di una negoziazione nei prossimi mesi. Data la complessità delle impegnative riforme in gioco, l’attuale difficile situazione economico-finanziaria, la difficile trattativa con la Troika, sulle misure di aggiustamento economico e la necessità di un forte consenso politico per attuare le riforme in modo efficace in tempi rapidi, il rischio “Grexit” resta ancora potenzialmente alto. Alla fine la decisione sul futuro della Grecia nell’eurozona sarà probabilmente legata a scelte principalmente di carattere politico e le soluzioni che ne conseguiranno rifletteranno considerazioni ben più ampie del semplice rispetto delle regole dell’eurozona.

Una vera Unione Europea


Per evitare in futuro altre potenziali crisi nell’Eurozona, come quella della Grecia, si è fatto già molto in Europa ma sarà comunque necessario completare quanto prima l’attuale fase di transizione e trasformazione dell’assetto e della governance europea con ulteriori processi di integrazione fiscale, politica, finanziaria, bancaria, e l’introduzione di maggiori meccanismi di solidarietà fiscale, una superiore mobilità del mercato del lavoro tra i Paesi membri, maggiore integrazione ed armonizzazione delle tutele sui depositi bancari e dei sussidi di disoccupazione e reddito minimo ed una maggiore armonizzazione delle politiche economiche e fiscali che stimolino gli investimenti e la crescita.

E’ necessario inoltre avere una migliore armonizzazione delle regole fiscali, finanziarie e bancarie europee ed una governace possibilmente più integrata che includa anche una banca centrale con mandato di prestatore di ultima istanza ed un fiscal backstop europeo che possa permettere di gestire in modo più tempestivo, condiviso, ed agevole situazioni critiche come quelle della Grecia o gravi squilibri macroeconomici tra i Paesi membri, prima che si trasformino in vere e proprie crisi sistemiche, cercando nel contempo però di evitare incentivi al ‘moral hazard’. Malgrado alcuni evidenti miglioramenti del quadro macroeconomico europeo dovuti alle politiche monetarie, fiscali, ed alle riforme strutturali attuate in alcun Paesi dell’Eurozona negli anni successivi alla crisi del 2008, non bisogna però abbassare la guardia nel percorso di aggiustamento degli squilibri macroeconomici e nel processo di integrazione.

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