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La disuguaglianza regionale in Italia

In Italia la disuguaglianza regionale attraversa diverse fasi, come ci illustra Emanuele Felice, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Filosofioche, pedagogiche ed economico-quantitative, all'Università "G. D'Annunzio " di Chieti-Pescara": nell’eta liberale, la prima fase, aumentano poco e vi sono ancora forti differenziazioni sia nel Sud che nel Nord.

In una seconda fase, quando i divari aumentano di più, sono gli anni fra le due guerre: nel 1951 raggiungono il loro massimo con la nascita di tre aree definite: il Nord-Ovest, il Nord-Est-Centro, il Sud e isole.  

Nella golden age, avviene una convergenza del Mezzogiorno anche se lieve, dovuta in buona parte all’intervento straordinario, che inizialmente funziona bene per il Sud, perché sganciato dalle pressioni locali.
La convergenza el Mezzogiorno si interrompe negli anni ‘70 e da allora il Sud rimane indietro, metre il Nord-Est-Centro, continua a convergere.  L’esito finale è che oggi vi è un’Italia divisa in due e nessun grande paese in Europa ha un divario talmente forte: il Sud nelle fasi di crisi nazionale è andato indietro mentre è riuscito a leggeremnete a convergere quando l’Italia era in una situazione migliore.

Il Sud in questo senso è stato trainato dallo sviluppo nazionale e quando l'Italia, come negli ultimi 15 anni, non è più in grado di crescere da se, non è ugualmente in grado di sviluppare il Mezzogiorno.

 

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