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La crisi arriva in Italia o il contrario?

Nella nona puntata di "Lezioni dalla crisi" parleremo dell’Italia. Da noi, la crisi arriva come conseguenza di quella presente negli altri paesi, principalmente tramite la forte caduta delle nostre esportazioni. Possiamo dividere l’evoluzione della crisi in Italia in due fasi: la prima tra la metà del 2008 e giugno 2011: il governo tenta di fronteggiare la situazione senza interventi eccessivi o riforme radicali, per evitare di minare la fiducia o diffondere incertezza. Principalmente, le misure di politica economica in questo periodo consistono nell’estensione della Cassa Integrazione, piccole misure di stimolo dei consumi, come gli incentivi per gli acquisti di veicoli e elettrodomestici, e misure di riduzione della spesa, soprattutto degli enti locali. Improvvisamente, però, a giugno 2011, inizia a crescere velocemente lo
“spread”, cioè la distanza tra il prezzo dei nostri titoli di Stato e quelli tedeschi. In questa maniera, salgono notevolmente gli interessi che lo Stato dovrà ripagare per il proprio debito, e questa crescita della spesa per interessi, potrebbe produrre una crescita ulteriore del
debito stesso. C’è insomma il rischio di un circolo vizioso, che segna l’inizio della seconda fase della crisi.
Questa improvvisa caduta dei titoli di Stato italiani sui mercati finanziari può essere attribuita a diverse cause. Le banche devono vendere molti titoli e tenersi liquide (fenomeno chiamato “deleveraging”), inoltre preferiscono comprare solo titoli dei paesi considerati più sicuri (fenomeno chiamato “flight to quality”). Questa
volta il governo deve intervenire in maniera più forte: all’inizio, a luglio, con una misura che imporrà molti sacrifici, ma solo a partire da due anni dopo, nel 2013. Ma poiché i tassi d’interesse continuano a
salire, varerà ad agosto una nuova manovra. Neanche questa sembra sufficiente, e il presidente Berlusconi si dimette dal governo. A novembre 2011 servirà dunque un’ennesima manovra, questa volta presentata dal nuovo governo presieduto da Mario Monti.

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