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Il Sud, motore di sviluppo dell`economia italiana

Il Mezzogiorno è tradizionalmente considerato quasi estraneo al processo di crescita, ma in realtà, se consideriamo con attenzione la storia del secondo dopoguerra, il Sud ha rappresentato, rappresenta e deve rappresentare un luogo privilegiato dal quale può partire lo sviluppo dell'economia.

Questo è quanto sottolinea il presidente di Svimez Adriano Giannola, intervenuto nel corso del Festival dell'Economia di Trento 2016. (FOTO: Corrado Poli)

Il valore del Sud nel "miracolo economico"

Il miracolo economico italiano è stato reso possibile grazie ad interventi che hanno mobilitato per la prima volta nella storia d'Italia le risorse e le capacità proprie del Mezzogiorno: allora fu un enorme migrazione produttiva che andò a implementare le attività produttive del Nord, una riforma dell'agricoltura che rese possibile questa espulsione enorme di forza lavoro e un'industrializzazione molto demonizzata, ma fondamentale per rendere competitiva l'industria italiana, in un momento in cui si entrava in Europa nel 1957 con il Trattato di Roma. Senza quegli elementi, in cui il Sud è stato strategico, il famoso miracolo economico degli anni '60 e '70 sarebbe stato un sogno irraggiungibile, e quindi sarebbe stato anche irraggiungibile il fatto che l'Italia, in quei pochi anni, divenne la quinta potenza mondiale.

La vocazione mediterranea del Mezzogiorno

Oggi abbiamo un problema analogo: l'Italia è il Paese più in stagnazione di tutta l'Unione Europea perdendo oltre l'8% del Pil  e il Mezzogiorno il 15%, eppure non si discute su come far riprendere una crescita al 3-4% e se ci si attarda su questa riflessione, scopriamo che solo rimettendo di nuovo in moto il Mezzogiorno, il Sistema Italia, può raggiungere questi obiettivi.

L'Italia deve capire che la sua missione in questo mondo globalizzato è realizzare la sua vocazione mediterranea: è l'unico grande paese d'Europa esclusivamente mediterraneo dell'Unione Europea, e in questo Mediterraneo, che per ora è fonte più di tragedia che di altro, le opportunità sono enormi, perché la Cina, come l'India, passano per il Mediterraneo per entrare in Europa; inoltre  di fronte a noi abbiamo potenziali mercati che si stanno sviluppando, nonostante tutte le tragedie che il Mediterraneo vive.  

In questo sistema di valori e di prospettive, il Mezzogiorno ha delle opportunità, dei vantaggi competitivi enormi per i suoi porti, i suoi retroporti ancora praticabili, le sue fonti energetiche alternative di cui il Mezzogiorno è ricco, ma che sono poco sfruttate, come l'eolico, il geotermico: tutti elementi che darebbero forte competitività, se adeguatamente sviluppati, a tutto il sistema nazionale.

Il vero dibattito nazionale dovrebbe essere questo, non di riprendere questa stentata crescita, ma ragionare in termini di sviluppo ambizioso di un nuovo miracolo economico, e abbiamo tutti gli elementi per impostare un strategia di questo genere e per attrarre le risorse finanziarie necessarie per riaccompagnare questo tipo di processo.

Rapporto SVIMEZ 2016: Il Sud registra un'inversione di tendenza

Il 2015 ha rappresentato il primo anno in cui al Sud si è arrestata la recessione, registrando una inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese: il Pil dell'area, secondo le stime di consuntivo della SVIMEZ, Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, è cresciuto dell'1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta ai settori dell'agricoltura (+7,3%), del turismo e (seppur in misura più contenuta) al settore cruciale delle costruzioni (+1,1%). A trainare la dinamica economica è stata la significativa ripresa del mercato del lavoro (una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%), in parte frutto di alcuni provvedimenti del Governo. Al riguardo, l'effetto congiunto della decontribuzione sulle nuove assunzioni e degli
sgravi fiscali (i cosiddetti 80 euro) ha contribuito alla crescita del Pil del Mezzogiorno per 0,2 punti percentuali (0,1 al Centro-Nord). Nonostante i segnali positivi, l'occupazione resta assai lontana dai livelli pre-crisi. A ciò si accompagna un quadro di persistente ed acuta emergenza sociale, per fronteggiare il quale, secondo la SVIMEZ, è urgente sia il varo di provvedimenti a sostegno dei redditi delle fasce deboli e povere della popolazione (più che raddoppiate nei sette anni di crisi) sia il rilancio degli investimenti pubblici nell'area, anche come leva per stimolare ed attrarre quelli privati, che si confermano tuttora come il principale elemento di fragilità del sistema economico italiano e meridionale. 

(Immagine di copertina Fonte: Wikipedia)

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