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Il mercato del lavoro nella sharing economy

La “Sharing Economy”, l’economia della condivisione o ancora “Gig Economy”, l’economia dei lavoretti: definizioni per un fenomeno che ha segnato il mercato del lavoro degli Stati Uniti. Su 15 milioni di posti di lavoro creati, la gran parte è generata da questo settore economico alternativo, secondo Alan B. Krueger, il fondatore del Princeton University Survey Research Center, già capo del Consiglio dei consulenti economici del presidente Barack Obama.

"Quello a cui abbiamo assistito negli Stati Uniti, è una rapida crescita dell'”economia dei lavoretti online-sottolinea Krueger- dall’altro lato siamo ancora all’inizio di questo settore emergente dell'economia: soltanto  la metà dei lavoratori americani sta lavorando su una base mensile per le aziende online come Uber, che fornisce servizi di trasporto  o Grabhub, che fornisce i pasti a casa quando le persone ne facciano richiesta. Quindi questi sono ancora i primissimi giorni per l'economia di condivisione. Credo che assisteremo ad una crescita molto rapida".

Krueger ritiene che questo apra alcune opportunità molto interessanti per i lavoratori, i clienti e le aziende, ma allo stesso tempo comporta l’incombere di alcune sfide per il nostro modo di considerare il futuro delle professioni nel mercato del lavoro.  La crescita dell'”economia dei lavoretti”, secondo Krueger,  potrebbe fare pressione sui salari e sui benefici nel settore tradizionale del lavoro.

Proprio in tal senso Krueger ha portato avanti una proposta insieme con il giuslavorista Seth Harris nella quale estende molte delle protezioni legali che i dipendenti attualmente ricevono ai lavoratori che stanno lavorando come autonomi per le aziende come Uber.

 

L’analisi di Krueger, si concentra in particolare su Uber, la piattaforma che in diverse città degli Stati Uniti, come ad esempio Los Angeles, sta ormai superando per numero di autisti i taxi tradizionali. Lanciata a San Francisco nel 2010, in pochi anni l'app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti è diventata un vero e proprio fenomeno sociale, entrando nelle abitudini degli Americani.

Negli Stati Uniti, secondo lo studio realizzato da Krueger, ci sono 450 mila autisti Uber e il loro numero sta raddoppiando ogni 6 mesi. La flessibilità nel modello di lavoro creata da piattaforme come Uber si è rivelata fondamentale nell’attrarre nuovi autisti, nuovi lavoratori che in realtà nella vita fanno altro. Negli Stati Uniti il 61% degli autisti Uber ha un altro lavoro: sono geometri, insegnanti, agenti immobiliari che scelgono di integrare il proprio reddito prestando la propria auto e il proprio tempo per trasportare passeggeri nella propria città".

Un lavoro caratterizzato da un’enorme flessibilità: più del 50% lavorano per Uber solo 15 ore a settimana e variano la loro disponibilità e il loro impegno in modo evidente da un giorno all’altro.

Negli Stati Uniti l’economia legata alla condivisione è aumentata del 47% dalla fine del 2012 e presenta ampi margini di crescita. Su un campione di 4.700 americani intervistati, il 72% ha dichiarato di aver utilizzato una di queste piattaforme online, il 15% ha utilizzato Uber o sistemi analoghi di trasporto basati sulla condivisione, l’11% ha beneficiato di servizi di home sharing quali Airbnb, il 6% ha comperato prodotti alimentari online.

Secondo Krueger la sharing economy è un fenomeno che non si può fermare o arginare ma va controllato ed orientato in modo da contenerne gli effetti negativi e far sì che la crescita della sharing economy vada a vantaggio di tutti. Sono cambiamenti radicali che possono però portare ad un aumento di produttività, secondo Krueger. Si tratta semmai di creare politiche pubbliche in grado di limitare i costi sociali di questi cambiamenti, aumentando le tutele di queste nuove forme di lavoro, di questa nuova categoria di lavoratori autonomi.

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