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Il lavoro immigrato nell`Italia della decrescita

Negli anni della crisi abbiamo assistito ad una grave caduta dell’occupazione in Italia, che è stata  registrata soprattutto tra i nativi italiani. Se invece guardiamo ciò che è avvenuto tra la popolazione straniera, la situazione è notevolmente diversa: negli anni della crisi il numero di occupati stranieri è cresciuto notevolmente tanto al centro- nord quanto al sud, laddove la crisi è stata più grave.
Questo paradosso, secondo quanto sottolineato da Maurizio Avola, professore associato di Sociologia dei processi economici e del lavoro, presso l’Università di Catania, è dovuto alle caratteristiche del mercato del lavoro italiano: in Italia l’unica occupazione che ha tenuto gli anni della crisi o che è addirittura cresciuta, è stata l’occupazione non qualificata, mentre è stato registrato un deciso arretramento delle occupazioni più qualificate. 
In questo contesto sono stati i lavoratori nativi a trovarsi in maggiore svantaggio, perché sono quelli che hanno maggior accesso all’occupazione qualificata.

Questo processo va di pari passo con la crescita del livello di istruzione dell’offerta di lavoro nativa (overeducation): i giovani italiani sono sempre più istruiti ragion per cui esiste un disallineamento strutturale tra le caratteristiche della forza lavoro giovanile e le caratteristiche della domanda di lavoro in Italia che resta abbastanza dequalificata, o perlomeno dequalificata rispetto a quanto avvenga in altri paesi. Questo spiega il perché del vantaggio degli stranieri rispetto a quanto avvenga altrove dove, al contrario la crisi è stata maggiormente pagata dalla popolazione immigrata. 

 

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