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Il lavoro che serve. Persone nell`industria 4.0

Mentre la tecnologia ci cambia, a volte con il vento dell’innovazione disruptive, più spesso come un’onda lunga e graduale, la via italiana all’industria 4.0 ha un dato certo: prima vengono le persone, con le loro capacità di far camminare le imprese, ciascuna nel proprio ruolo. Questo è quanto viene messo in luce da Annalisa Magone e Tatiana Mazali in "Il lavoro che serve. Persone nell'industria 4.0" edito da Guerini e Associati. Il lavoro che serve sono storie di ordinaria bravura, annodate al paradigma digitale, dove il cambiamento non è più una ipotesi, ma un orizzonte sul quale ciascuno di noi si trova a dovere riflettere anche su se stesso.
Il libro racconta la vicenda di quelle imprese che stanno interpretando la trasformazione 4.0 con tutte le sue contraddittorie manifestazioni, in termini di cultura manageriale, sviluppo organizzativo, scelte tecnologiche, ruolo dei lavoratori, modelli regolativi, percezioni dei sindacati. Fabbriche che hanno accolto soluzioni tecnologiche innovanti e che si trovano tra le mani il problema di saperle gestire; e anche persone che hanno capito che la macchina serve, ma da sola non basta.
 
Il viaggio nel lavoro che serve riparte dalle fabbriche e dagli uffici. Ma questa volta, al centro dell’osservazione non sono le multinazionali, le tecnologie futuribili e gli orizzonti ipotetici. In questa nuova ricerca sul campo, condotta fra settembre 2017 e giugno 2018, le autrici ascoltano la voce delle imprese del Made in Italy – più piccole ma globali, specializzate eppure con lo sguardo largo – dove lavora una miriade di persone in carne e ossa, con la loro esperienza e cultura, che trasformano il futuro in realtà concreta e tangibile.
 
Per scrivere il libro sono state intervistate 131 persone in 11 regioni italiane, per un numero di ore che sfiora quota cento (99 in verità), percorrendo in lungo e in largo il paese in 26.000 chilometri di viaggi. Ne è emerso un orizzonte variegato e ancora incerto, inevitabilmente esposto ad aggiustamenti e interpretazioni, anche contraddittorie.
La via italiana all’industria 4.0 assume in queste storie di fabbrica il profilo di una scelta meditata, magari lenta, al centro sempre la cultura del prodotto, certamente non semplice da attuare nella realtà di ogni giorno.
Le persone e le fabbriche coinvolte, pur con molti punti in comune, mostrano di seguire una personale strada per l’innovazione, così da queste esperienze nasce un ampio orizzonte di possibilità, ancora tutto da realizzare nel Paese. 
 
Il volume è organizzato in cinque capitoli, frutto del lavoro di una squadra di ricercatori. «Persone» è il disegno di dieci fabbriche raccontate attraverso le persone che vi lavorano. «La via italiana» è un breve capitolo che inquadra il lavoro di ricerca illustrando le scelte e le ipotesi che sorreggono la rilevazione sul campo. «Grammatica del digitale» entra nel vivo dell’analisi, guardando all’industria 4.0 da una prospettiva al momento rara nelle ricerche in questo settore: la cultura digitale e dei media di comunicazione come strumenti chiave dell’organizzazione nelle fabbriche che si fanno intelligenti. «Grammatica del lavoro» considera il modo in cui cambiano la composizione del lavoro, i suoi contenuti, le gerarchie, le aspettative di imprese e lavoratori. Da ultimo il capitolo «Voci», un’opera collettanea che raccoglie punti di vista di operatori settoriali (esperti di formazione, giuslavoristi, esperti di innovazione in Francia e in Cina,…) che aiutano a leggere questa realtà, tutta italiana.

 


Annalisa Magone, divulgatrice, si occupa di innovazione ed è presidente del centro di ricerca Torino Nord Ovest.
Tatiana Mazali, sociologa dei processi culturali e comunicativi ed esperta di media digitali, è ricercatrice al Politecnico di Torino.

Per Guerini e Associati le autrici hanno pubblicato Industria 4.0. Uomini e macchine nella fabbrica digitale.

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