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Il finanziamento delle imprese durante la crisi

La situazione finanziaria delle imprese è in miglioramento, perché vi sono flussi di reddito in recupero, un miglioramento nella capacità di rimborsare i debiti, anche grazie a dei tassi d'interesse bassi. Ma il passaggio degli anni della crisi, non è stato indolore, come sottolinea Paolo Finaldi Russo della Banca d'Italia: ha comportato dei costi, molte imprese non ce l'hanno fatta in parte per un calo della domanda, in parte perché erano molto indebitate.

Il modello di finanziamento delle imprese italiane è stato messo a dura prova dagli anni della crisi, e ha mostrato tutte le sue fragilità. I due problemi principali, secondo Finaldi Russo, sono che le imprese italiane facevano un basso ricorso al capitale di rischio, quindi erano poco patrimonializzate e il loro indebitamento era principalmente di fonte bancaria, con conseguente scarsa diversificazione del debito.

In questo modo i bilanci delle imprese e delle banche sono stati interconnessi l'uno con l'altro e quindi qualunque shock che abbia colpito l'uno o l'altro settore, si è ripercosso, in tempi brevi e con molta intensità, sull'altro: ci si è avvitati in una spirale recessiva dalla quale è stato molto difficile uscire.

Gli interventi pubblici degli ultimi anni sono stati numerosi: hanno riguardato incentivi alla patrimonializzazione delle imprese, agevolazioni per il ricorso al mercato, la possibilità di estendere prestiti bancari ad altre tipologie di intermediari, come le società di assicurazioni.

Tutto ciò fa assistere ad un riequilibro della struttura finanziaria delle imprese: il leverage, un indicatore utilizzato per misurare l'indebitamento di un'azienda, si sta riducendo, ci sono segnali di avvicinamento al mercato sia obbligazionario che azionario, e una parte sempre più importante del risparmio delle famiglie si sta avvicinando, attraverso gli strumenti di risparmio gestito, alle emissioni di questi strumenti da parte delle imprese.

"Questi segnali non vanno sopravvalutati, sono ancora timidi-conclude Finaldi Russo- e coinvolgono ancora poche imprese, però la direzione seguita è quella giusta: c'è bisogno di politiche economiche che siano costanti e coerenti con questi obiettivi".

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