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Il Def di Renzi, punto per punto

 Il Def di Renzi, punto per punto
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il DEF, ovvero il Documento di Economia e Finanza: il suo obiettivo è indicare le previsioni economiche del triennio successivo, in questo caso fino al 2017, aggiornando le previsioni per l’anno in corso. 
Per legge il DEF deve essere presentato tutti gli anni alle camere entro il 10 aprile, ed entro il 20 settembre di ogni anno deve essere aggiustato con una “nota di aggiornamento” che deve essere approvato dal Parlamento. Il documento è stato introdotto nel 1988 ed ha preso questa denominazione con legge 39 del 7 aprile 2011 che ha uniformato il modello italiano a quello dell’Unione Europea.
Vi sono poi alcuni allegati che possono essere presentati contestualmente alla presentazione del DEF
Ecco i punti del Def approvato,  scaricabile  in alto a destra: 
 
1. Il taglio dell’IRAP
L’Irap, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, verrà tagliato del 10%. L’IRAP è stata introdotta nel 1997 per dare un gettito stabile e rilevante alle regioni italiane, e da allora è una delle imposte più criticate in Italia. È pagata dalle imprese, dalle società, dagli enti e dalle amministrazioni pubbliche: il suo problema principale è che non viene pagata sull’utile di esercizio delle imprese, ma sul fatturato. Questo fa sì che industrie con molta manodopera paghino un’IRAP più alta e che, in alcuni casi, l’imposta debba essere pagata anche da parte di imprese che chiudono un anno in perdita.
2. Il tagli dell’Irpef
A partire dal prossimo 27 maggio, chi guadagna meno di 25 mila euro lordi all’anno avrà un taglio dell’IRPEF – l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, cioè la principale imposta che interessa direttamente il reddito complessivo netto degli italiani e dei residenti in Italia – pari a 80 euro al mese.
3. Incapienti
Rispetto a quanto annunciato un mese fa, Renzi ha detto che il governo cercherà di occuparsi anche dei cosiddetti “incapienti”: le persone che non pagano le tasse perché guadagnano meno di 8.000 euro, e sono escluse dal taglio dell’Irpef.
4. Coperture
Le coperture ai tagli dell’irpef, arriveranno in parte, dalla spending review, per un ammontare pari a 4,5 miliardi: riduzione delle spese per l’acquisto di beni e servizi (800 milioni), dal taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici, dalla riforma delle province e dall’abolizione del CNEL, tra le altre cose. A questi 4,5 miliardi, vanno aggiunti gli introiti, pari a circa 1 miliardo, derivanti dalla riscossione dell’Iva e un altro miliardo dalle tasse sulla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia.
5. Privatizzazioni
Le privatizzazioni possano produrre introiti attorno a 0,7 punti percentuali di PIL all’anno dal 2014 e per i tre anni successivi, pari a circa 40-48 miliardi di euro fino al 2017: i proventi saranno destinati all'abbattimento del debito.
6. Debiti della pubblica amministrazione
Il governo ha reso disponibili altri 13 miliardi di euro per il pagamento dei debiti con le imprese delle pubbliche amministrazioni, e che si aggiungeranno ai 47 già stanziati dai precedenti governi.
7. Scuole, piccole e medie imprese
Il governo dice che ci saranno due miliardi di euro che comuni e province potranno usare per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, e che aggiungerà 670 milioni di euro per il 2014 e complessivamente oltre 2 miliardi per i prossimi tre anni a un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.
8. Piano casa
1,3 miliardi di euro per interventi destinati all’acquisto o alla ristrutturazione di immobili.
9. Taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici
I dirigenti pubblici non potranno guadagnare più di 238 mila euro l’anno, pari a quanto percepisce il presidente della Repubblica: tale la misura varrà anche per i manager delle aziende i cui vertici sono nominati dal governo, per esempio le Poste o le Ferrovie dello Stato, mentre restano fuori solo quelli delle aziende quotate in Borsa. Il tutto dovrebbe portare al risparmio di circa 400 milioni.
10. Previsioni sull’economia italiana
-crescita del PIL dello 0,8 % per il 2014,
-Rispetto dei parametri di Maastricht con il deficit 2014 fermo al 2,6 %, per poi scendere all’1,8 nel 2015 e allo 0,9 nel 2016.
-Il debito pubblico continua a salire arrivando quest’anno al 134,9% del Pil considerando anche i sostegni al fondo salva Stati e al 131,1% senza considerare questi impegni. Negli anni successivi, scenderà progressivamente: 133,3% nel 2015, 129,8% nel 2016, 125,1% nel 2017, 120,5% nel 2018.
- la pressione fiscale aumenterà dal 43,8% dello scorso anno al 44% nel 2014 e 2015, per poi scendere al 43,7% nel 2016 e al 43,5% nel 2017.
 
 
 

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