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Il benessere degli italiani tra le due crisi

I contesti storici nei quali si sono sviluppate le due grandi crisi, sono molto diversi e questo rende molto complesso porle a confronto, ma se ci concentriamo sulle ripercussioni che queste hanno avuto sul benessere degli italiani, allora possiamo trane dei risultati molto interessanti,come ci illustra Giovani Vecchi, Professore Associato presso il Dipartimento di Economia e Finanza all'Univesrità degli Studi di Roma "Tor Vergata": "La grande differenza la fa la presenza del Welfare State, assente o quasi all’indomani della grande depressione, mentre importante e parzialmente efficace all’indomani della grande recessione". 
Quello che il prof. Vecchi sottolinea è che il conto delle due crisi, viene pagato in misura maggiore dalle classi meno abbienti della popolazione, pari al 20-30% della popolazione e non solo in termini monetari ma anche psicologici, nonostante le reti di sicurezza messe in piedi dallo Stato sociale.


Un fenomeno che emerge in comune alle due crisi è il lavoro minorile, che negli anni ‘30 diventa per la prima volta, dopo diversi decenni, un fenomeno in aumento e anche all’indomani della crisi attuale osserviamo un aumento del lavoro minorile. In tale contesto quali sono le ripercussioni per gli italiani? "La ricchezza degli italiani sta diminuendo, la capacità di risparmio sta andando a picco"- sottolinea il prof. Vecchi. 


Il suggerimento del prof. Vecchi è anche cambiare termine: "crisi non è la parla adatta, in quanto suggerisce emergenza che poi passa. Forse sarebbe meglio depressione, ma il sospetto  è che neanche questo sia il termine adatto. Forse meglio declino: lascerei queste logiche emergenziali e sarei più a favore di sposare una visione che riconosca questi problemi come un  acuto di un lungo periodo che ha dei problemi strutturali". 

In ricchezza e in povertà. Il benessere degli italiani dall'Unità a oggi

Nel 2011, Giovanni Vecchi, ha pubblicato per il Mulino il libro "In ricchezza e in povertà. il benessere deli italiani dall'Unità a oggi", una ricerca che analizza le condizioni di vita degli italiani, dal 1861 al 2011.

Il libro ripercorre i 150 anni di storia unitaria documentando i successi e i ritardi con cui il progresso economico ha distribuito i propri benefici alla popolazione. Nel corso di un secolo e mezzo, un tempo breve quanto un battito di ciglia se si usa il metro della storia, il benessere degli italiani ha compiuto un balzo di dimensioni epocali: sconfitte la fame e la miseria, l’ignoranza e la malattia, gli italiani godono oggi di un benessere pari a quello di pochi altri paesi al mondo. Tuttavia non sempre e non tutti gli italiani sono riusciti a partecipare nella stessa misura alla parabola ascendente del paese. Le condizioni di vita (nutrizione, statura, salute, lavoro minorile, istruzione) si intrecciano in questa analisi alle variabili distributive, per comprendere le ragioni della straordinaria crescita del paese, della disuguaglianza distributiva e della vulnerabilità delle famiglie italiane.

 

 

Measuring Wellbeing

L'Italia, nata come una nazione il 17 marzo 1861, era un paese povero e arretrato nella parte più meridionale d'Europa. La maggior parte degli italiani ha vissuto una vita breve e travagliata, con poche prospettive di dare ai propri figli un futuro migliore.

In un secolo e mezzo, gli italiani sono stati in grado di trasformare l'Italia in un paese in cui gli standard di vita sono tra i più alti al mondo. Come si è arrivati ad una tale trasformazione? Il libro, "Measuring wellbeing" di Giovanni Vecchi, pubblicato dalla Oxford Univeristy Press, fornisce una risposta basata su un una grande quantità di statistiche storiche di nuova costruzione.

In più di 20 anni di ricerca, Giovanni Vecchi ha raccolto decine di migliaia di conti di famiglia, in modo che i temi di sviluppo economico le disuguaglianze, la povertà e la vulnerabilità potesserero essere analizzati. Questa storia è scritta dal basso verso l'alto, a partire dai dati elementari, quelli provenienti dalla vita degli individui e delle famiglie. Il libro costruisce l'immagine "macro" (la storia) dai dati di "micro" (le storie).

Il concetto di benessere è, per sua natura, multidimensionale e deve pertanto comprendere gli aspetti non monetari della vita: la nutrizione, la salute e l'istruzione, ma anche elementi meno tangibili, come la libertà o la possibilità di esercitare i propri diritti politici. Il libro si occupa di questa natura poliedrica del benessere utilizzando un metodo uniforme. 

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