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I nuovi ammortizzatori sociali: Naspi e Asdi, ecco come funzionano

A seguito dell'entrata in vigore, il 24 settembre 2015, dei decreti legislativi n.148 (relativo alla razionalizzazione degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto) e n. 150 (relativo ai servizi per il lavoro e politiche attive), inizia a delinearsi, con maggiore precisione, la portata della tutela che lo Stato intende assicurare al sostegno al reddito dei lavoratori ed al loro ricollocamento.

Nel Job’s Act, come ci illustra l'avv. giuslavorista Francesco Rotondi, founder LabLaw, si è deciso di riformare integralmente tutta la parte degli ammortizzatori sociali, con i qauli si intende da una parte ciò che interviene nel momento in cui, pur essendo ancora in essere il rapporto di lavoro c’è un problema all’interno dell’impresa datrice di lavoro che sospende la prestazione, e dall’altra invece quei trattamenti che noi conosciamo come di disoccupazione genericamente, che sono afferenti al momento in cui il cittadino è privo di un posto di lavoro, cioè disoccupato.

Si è voluti intervenire da una parte semplificando, per la parte amministrativa e gestionale, e dall’altra cercando di rendere le regole più chiare, per evitare che questi strumenti vengano utilizzati per finalità non consone: l’impresa potrebbe trovarsi in una situazione di crisi o nella quale necessiti di un’organizzazione della propria struttura e in questo caso lo Stato concede la possibilità all’impresa di sospendere per un determinato numero di dipendenti (fino ad una percentuale della totalità di essi), il rapporto di lavoro, collocandoli in cassa integrazione.
In questo modo lo Stato si farà carico di corrispondere ai lavoratori il trattamento di indennità di cassa integrazione, nel momento in cui l’azienda cercherà di fare tutte quelle operazioni riorganizzative o di altro tipo, al fine di riprendere il proprio cammino imprenditoriale. Quello che si è cercato di fare, irrigidendo e chiarificando determinate logiche dell’ammortizzatore, è quello di evitare che tutto questo sia utilizzato in maniera strumentale, cioè che si utilizzi tutto ciò che lo Stato mette a disposizione, senza però aver avuto mai, da parte dell’impresa, una progettualità di recuperare quei lavoratori che aveva sospeso e di cui lo Stato si è fatto carico. 

Si vuole arrivare ad un ampliamento della platea di tutti coloro che possono godere di questi trattamenti, ma ci deve essere una forte chiusura all’ingresso, cioè dovranno essere autorizzati questi trattamenti unicamente per quelle aziende che mostreranno, nella forma e nei fatti, di andare effettivamente verso l’idea del recupero dell’ occupazione che in quel momento non viene utilizzata.Questo avvicina il nostro sistema a quello anglosassone: lo Stato deve assistere non solo attraverso l’erogazione di una somma, ma deve anche rendere possibile l’occupazione e la rioccupazione del lavoratore.

Per quanto riguarda il trattamento di disoccupazione lo spirito è lo stesso. Eccone i punti principali:

Cos’è l’Anpal?

L’ANPAL, l'agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro, è stata introdotta con la riforma del lavoro del governo Renzi, il Jobs act. L'Agenzia nazionale per il lavoro, in particolare avrà il compito di dare nuova vitalità ai centri per l'impiego e mettere in campo politiche attive per il riallocamento dei lavoratori disoccupati o precari. Lo strumento con cui si cercherà di raggiungere l'obiettivo è l'assegno di ricollocamento. A questo si aggiunge una collaborazione più stretta tra Ministero del Lavoro, INPS, INAIL e ANPAL che dovrà avere tutte le informazioni sulle posizioni dei lavoratori per controllare anche eventuali abusi. Con I'ANPAL cambia anche la NASPI, l'indennità di disoccupazione introdotta con il Jobs Act, che sarà strettamente collegata alle politiche attive per la formazione o ricerca del lavoro.
Il presidente Maurizio Del Conte ha affermato che l'Anpal di preoccuperà di verificare "che i servizi che vengono resi ai disoccupati rispettino gli standard. Abbiamo il potere di monitoraggio e valutazione. La nostra missione più importante comunque è quella sull'assegno di ricollocazione, una vera e propria presa in carico del disoccupato. Il nostro obiettivo è fare si che le persone si rivolgano ai centri per l'impiego perché sono utili. Deve esserci un sistema che accolga il disoccupato e lo accompagni. Una delle prime cose da fare è mettere in funzione un sistema informativo per far incontrare domanda e offerta".

Come funziona la Naspi?

Dal 1° maggio 2015 la Naspi, il sussidio di disoccupazione introdotto con il Jobs Act, ha sostituito, per gli eventi di disoccupazione successivi a quella data,l’Aspi, l’indennità di disoccupazione istituita con la riforma Fornero nel 2012: rientra tra i beneficiari della Naspi chi ha lavorato per almeno 30 giorni nell’ultimo anno e ha versato 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni. 

La NASPI ha una durata massima di due anni (con eventuale proroga), non può superare i 1.300 euro al mese e inizia a ridursi dopo i primi quattro mesi (-3% al mese).
-Solo con l'iscrizione all'ANPAL il disoccupato (licenziato o che abbia rassegnato le dimissioni per giusta causa) può avere diritto all'indennità di
disoccupazione NASPI. Il lavoratore dovrà rivolgersi ad un centro per l'impiego, chiedere l'iscrizione all'ANPAL e il diritto alla NASPI.
-Il centro avrà due mesi di tempi per chiamare ad un colloquio il lavoratore che a sua volta avrà due settimane di tempo per presentarsi al centro per l'impiego, pena la perdita di un quarto dell'indennità.
-In occasione del colloquio, il lavoratore dovrà sottoscrivere un "patto di servizio", una sorta di contratto con il centro per l'impiego che mira alla formazione o al ricollocamento del lavoratore. A quel punto l'erogazione dell'indennità di disoccupazione NASPI sarà strettamente legata all'impegno nella formazione e ricollocazione professionale che sarà monitorata da un tutor del centro. In caso di non partecipazione ad un corso di formazione o rifiuto di un lavoro ritenuto in linea con le competenze del lavoratore, I'ANPAL potrà chiedere all'INPS di tagliare parte della NASPI fino alla perdita totale del diritto all'indennità.

Come funziona l'Asdi?

Chi ha terminato la fruizione della Naspi e si trova ancora senza occupazione ed in condizione di bisogno avrà diritto all'Asdi, una sorta di ammortizzatore sociale di ultima istanza, di durata massima pari a sei mesi. Si tratta di una misura assistenziale in quanto non dipendente dal versamento dei contributi che mira a tutelare, seppur in maniera modesta, i disoccupati senior, cioè gli ultra55enni, o con minori a carico in condizione di bisogno economico. L'Asdi spetta per un massimo di 6 mesi ed pari al 75 per cento dell'ultima Naspi conseguita se non superiore all'assegno sociale (448,07 euro). Questo importo può essere incrementato in base al numero di figli a carico sino ad un massimo di 163 euro (che porterà l'assegno a toccare poco piu' di 611 euro al mese nell'ipotesi piu' vantaggiosa). La domanda deve essere presentata, a pena di decadenza, entro 30 giorni dal termine della fruizione della Naspi.

L’assegno di ricollocamento

Attraverso l'assegno di ricollocamento ogni disoccupato avrà appunto un  assegno da "spendere" presso un'agenzia privata o un centro per l'impiego tra quelli accreditati dalla propria regione di residenza. L'Agenzia incasserà subito un quarto dell'assegno, mentre il resto sarà versato soltanto se il lavoratore sarà ricollocato con contratto a tempo indeterminato in un ruolo in linea con le competenze.
L'assegno di ricollocamento prevede quindi un sistema di premialità che vuole incentivare le agenzie a ricollocare al meglio il lavoratore. L'ANPAL porterà un'inversione di tendenza: maggior impegno per la formazione e il riallocamento del lavoratore, sistema di premialità per le agenzie e i centri per favorirne l'efficienza e tolleranza zero nei confronti di chi non partecipa alle politiche attive del lavoro.

Novità per l'ispettorato del lavoro

L’ispettorato del lavoro svolgerà le attività di ispezione unificando i ruoli di Ministero del lavoro, INPS e INML. In particolare, passeranno all'ispettorato i controlli in materia di lavoro, contribuzione, assicurazione obbligatoria e sicurezza nei luoghi di lavoro. Si occuperà, anche, di verificare la presenza dei requisiti necessari per il diritto a determinate prestazioni come quelle per gli infortuni su lavoro e malattie professionali.

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