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I giovani del Sud: il 49% è pronto ad andare a lavorare all’estero

I giovani del Sud Italia sono più insoddisfatti dei coetanei al Nord, ma allo stesso tempo sono molto dinamici e orientati a mettersi in gioco per favorire un cambiamento positivo del proprio destino. È questo il quadro che emerge dalla base dei dati del Rapporto Giovani 2017, realizzato dall’Istituto Toniolo con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo, sotto il coordinamento di Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Gli aspetti principali dell’indagine sono raccolti nel volume “La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2017” edito da Il Mulino. Il rapporto si è basato su un campione di oltre 6172 giovani tra i 19 e i 34 anni.

Se da un lato la soddisfazione nei confronti della propria situazione finanziaria è nettamente inferiore ai giovani del Nord (34% di soddisfatti al Sud rispetto al 47% del Nord e al 44% del Centro), dall’altro, però, i giovani del Sud sono maggiormente disposti a spostarsi in Italia e all’estero pur di migliorare la propria condizione economica.

Infatti, il 49% accetterebbe di andare fuori dall’Italia (contro il 40% del Nord e il 44% del Centro), il 21% sarebbe disposto a spostarsi in qualsiasi regione pur di rimanervi, il 15% si sposterebbe solo all’interno della propria regione, mentre solo il 15% non è disposto ad affrontare spostamenti.

Le condizioni per le quali i giovani del Sud accetterebbero una nuova proposta di lavoro sono:

-la remunerazione con il 33% (37% Nord e Centro),

-la coerenza con la propria formazione con il 25% (21% Nord e 23% Centro)

-la possibilità di conciliare il lavoro e la famiglia con il 24% ( 29 % al Nord e 32% al Centro).

I giovani del Sud, inoltre, dichiarano che sono costretti a ritardare l’uscita da casa dei genitori a causa principalmente della situazione economica (82%) e del lavoro (78%). Queste sono le stesse cause che impediscono loro di affrontare la paternità o la maternità (70% per cause economiche e il 72 % per motivi lavorativi).

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