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Gli stipendi dei super manager messi a dieta

In questi giorni, sotto la lente d’ingrandimento, vi sono gli stipendi dei manager pubblici, oggetto della spending review: è previsto che 500 milioni di euro arrivino dai tagli alle retribuzioni dei dirigenti statali, con una trattenuta in busta paga, che sarebbe tra l'8% e il 12%. Il premier Matteo Renzi, afferma “Non è possibile che l’amministratore delegato di una società guadagni mille volte in più dell’ultimo operaio”. E così incalza lo scontro con Mauro Moretti, ad delle Ferrovie dello Stato, che ha minacciato di lasciare l'incarico in caso di un'ulteriore decurtazione del proprio compenso:“Io prendo 850mila euro l'anno e il mio omologo tedesco ne prende tre volte e mezza tanto-afferma Moretti- Siamo delle imprese che stanno sul mercato ed è evidente che sul mercato bisogna anche avere la possibilità di retribuire, non dico alla tedesca e nemmeno all'italiana, un minimo per poter far sì che i manager bravi" rimangano ad operare là "dove ci sono imprese complicate e dove c'è del rischio ogni giorno da dover prendere. In un'impresa privata che fattura neanche 1 miliardo, troverete che gli stipendi sono 4 volte quelli che vi ho detto io”. Immediata la risposta di Diego Della Valle uno dei soci del diretto concorrente Ntv, la società del treno Italo "Se vogliamo davvero cambiare l’Italia e riportare al centro dell’attenzione gli interessi ed i bisogni dei cittadini e non quelli delle vecchie corporazioni, gente come Moretti deve essere mandata a casa subito e con determinazione". Inevitabile l’intervento del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi:"Se un manager ha voglia di andare via è libero di trovare sul mercato chi lo assume a uno stipendio maggiore".
Tra i provvedimenti previsti all’interno della spending review vi sarebbero anche 85 mila esuberi tra i dipendenti pubblici che potrebbero generare un abbattimento di spesa per 3 miliardi di euro.
Dal canto loro i sindacati commentano “Siamo nella vecchia logica dei tagli lineari e della compressione dell’occupazione”, secondo il segretario della Cgil Susanna Camusso: "Si rischia di produrre grande preoccupazione tra i lavoratori e un nuovo blocco nell’economia". E sulla stessa linea prosegue Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: “Abbiamo già perso 350 mila dipendenti pubblici, il governo si sieda a parlare con noi: basta con questo gioco al massacro. Se Renzi ha davvero coraggio, metta mano a sanità e spese di Regioni e Comuni”.
 

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