Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Giappone delle meraviglie. Miracoli del passato, sfide del futuro

Il Giappone ha dimostrato più volte nell’ultimo secolo e mezzo di essere «incredibile», stupendo il mondo intero con la sua straordinaria forza economica e militare. È riuscito a trasformarsi da paese feudale a potenza industriale, grazie alle aperture che hanno consentito al paese di adottare modelli di sviluppo forti, prima quello anglosassone e tedesco e poi quello statunitense. Ma al suo miracolo economico del dopoguerra è seguito un declino di cui ancora oggi non si percepiscono i confini. Di ciò ne scrive Vittorio Volpi nel suo libro "Giappone delle meraviglie. Miracoli del passato, sfide del futuro" edito da Università Bocconi Editore. 

Il punto è che il Giappone ha avuto un difficile rapporto con la globalizzazione, "una camicia di forza dorata", così come l'ha definita Thomas Friedman. Il Paese del Sol Levante, "non ha saputo gestire il rapporto con questa nuova dimensione globale"- come scrive l'autore, al contrario della Cina che ne ha tratto i massimi benefici".

In questo modo è stata coniata l'espressione "two lost decade", per indicare il periodo degli anni Novanta e della stagnazione economica seguita alla bolla finanziaria e il successivo periodo della globalizzazione, appunto. Volpi individua in quattro fattori, le cause che hanno fatto perdere terreno al Giappone:

  1. ll fattore demografico: il tasso di natalità è fortemente limitato, pari a circa 1,34 figli per donna, al contrario dei 2 della Francia e i 2,1 degli Stati Uniti. Altra questione che influisce notevolmente è il fenomeno  del "flight from marriage", le donne non sposate, la cui percentuale è cresciuta al 18, 4% tra il 1970 e il 2005. Inoltre la popolazione over 65 rappresenta già il 23% della popolazione.
  2. un modello aziendale non più competitivo: se un tempo le maggiori aziende non statunitensi erano giapponesi, oggi questi dati sono profondamente cambiati a causa del confronto esterno che il sistema giapponese ha dovuto subire con la globalizzazione, ma soprattutto con la velocità dei processi decisionali, una prerogativa molto difficile in un contesto fortemente gerarchizzato come quello giapponese. 
  3. una burocrazia che rema contro: la burocrazia ha sempre avuto lo scopo di proteggere e promuovere la crescita industriale nel Giappone, ma oggi superato tale obiettivo "sembra essere ormai un apparato che ha come unico scopo l'autoconservazione e protezione di interessi troppo spesso in contrapposizione con il cambiamento e il rinnovamento". 
  4. software contro hardware: nel mercato odierno è entrato un nuovo attore economico il software. In tale contesto il Giappone non ha mai sviluppato davvero una comprensione del software, per vari motivi: perché riguarda aspetti linguistici e umanistici sui quali i giapponesi non sono molto forti; non sono riusciti ad abbracciare l'informatica; hanno pensato erroneamente che il software potesse avere le stesse dinamiche di mercato dell'hardware, dove hanno sempre primeggiato.

 

 

Vittorio Volpi è uno dei massimi esperti italiani di Giappone, dove ha vissuto e lavorato per trent'anni come responsabile di grandi banche internazionali e dove ha insegnato alla Sophia University Business School di Tokyo. Ha collaborato con varie testate nazionali e internazionali.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo