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Furbetti del cartellino: si possono licenziare?

La condotta dei noti "furbetti del cartellino", secondo quanto sottolinea l'avv. Francesco Rotondi, founder LabLaw, non è una novità ma è un comportamento che i dipendenti pubblici e privati hanno attuato da numerosi anni, da quando c’è il rapporto di lavoro subordinato, ma da un punto di vista mediatico e politico ha suscitato maggiore attenzione per tutti i riflessi che in questi settori, hanno maggiori importanza. 
Questo ha comportato una reazione del Governo, che ha predisposto un intervento normativo volto a rendere obbligatorio il procedimento disciplinare, con l'obiettivo di semplificare i tempi per arrivare all’irrorazione della massima sanzione, cioè quella espulsiva . 
In Italia questo procedimento si è interrotto perché qualcuno ha eccepito che la norma che era stata emanata era in contrasto con qualsivoglia altra norma di rango costituzionale o meno: chi ha ragionato in termini di eccesso di delega, chi ha ragionato in termini di mancata richiesta dell’adeguato parere della conferenza Stato-Regioni. 
Il tema è che vi è stata una sentenza della corte costituzionale che aveva determinato l’illegittimità costituzionale del decreto. Così il Governo ha dovuto emanare un decreto correttivo rispetto a quelle che erano le evidenze .
“Il nostro Paese non cambia- sottolina l'avv. Rotondi- Sembra che vi sia una volontà di tutela di coloro che meritano il licenziamento e anche qualcosa di più". Tra le varie sentenze, sottolinea l'avv. Rotondi, vi è stata quella emessa riguardante il caso di di Sanremo che ha reintegrato il lavoratore. "Pare che la motivazione sia da rinvenire nella mancata sottoscrizione firma della lettera di licenziamento: da un punto di vista formale, potrebbe generare un problema laddove ci fosse carenza di potere, ma in realtà, per vari elementi, sembra un po’ strano. Ciò che sembra strano è questa volontà, questa corrente di pensiero volta a tutelare oltremodo e oltre ogni ragionevole dubbio il lavoratore che si rende responsabile di queste cose”. 


Altro aspetto da affrontare è che i furbetti come tutti i lavoratori che si rendano responsabili di comportamenti illeciti o illegittimi sono tutti licenziabili. Il tema dei furbetti del cartellino come per altre situazioni, è la modalità attraverso la quale si giunge a conoscere dell’illecito. Quindi il problema non è l’illecito in sé, ma la prova dell’illecito che deve essere lecita e producibile in giudizio, sottolinea l'avv. Rotondi, e qui il tema riguarda l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, cioè il  controllo a distanza sull’attività lavorativa: laddove la modalità di acquisizione della prova del comportamento illecito del lavoratore fosse in violazione dell’art. 4, quel licenziamento sarà ritenuto illegittimo e quel lavoratore avrà diritto alla reintegrazione perché al lavoratore pubblico si applica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ante Fornero e ante tutele crescenti.

Questo ci da un’altra apertura rispetto a quello che potrà essere la sorte di questi licenziamenti, non la legittimità o meno dell’azione in sé, ma sono tutti quelli che sono corollari attorno al procedimento disciplinare che, anche da un punto di vista formale, deve essere sempre perfetto. Il licenziamento potrà essere erogato di fronte a questi fatti, ma erogato con il rispetto dell’art. 4 dello statuto dei lavoratori, con il rispetto delle nome procedurali e quindi con la contestazione specifica, tempestiva: sotto questo profili avremo licenziamenti sostenibili.

Laddove, come nel caso di Sanremo, ci potrebbe essere anche una sola violazione formale o ci troviamo di fronte ad un giudice illuminato che riesce a garantire la giustizia al di sopra del vincolo formale, oppure ci troveremo di fronte ancora a sentenze che, da un punto di vista mediatico fanno sorpresa, ma che da un punto di vista tecnico non sorprendono perché sono cose già viste. 

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