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Economia marittima: nuove rotte per la crescita del mezzogiorno

Il Rapporto Annuale Italian Maritime Economy 2015 è frutto dell’attività di monitoraggio dell’Osservatorio Permanente sull’Economia dei Trasporti Marittimi e della Logistica di SRM (www.srm-maritimeconomy.com) operativo dal 2014. Il Rapporto si focalizza sui grandi fenomeni che stanno modificando gli assetti logistico-portuali europei e dell’Italia. Il nostro Paese dispone di un importante patrimonio infrastrutturale ed imprenditoriale in merito che va migliorato per essere più competitivo. Il nostro sistema portuale mantiene una posizione di rilievo nell’ambito del Mediterraneo, in termini di volumi di merci movimentate, ma, salvo eccezioni, sta attraversando una fase di stallo.
Il Rapporto, in particolare, individua tre driver strategici. Il primo è una decisa strategia rivolta all’integrazione infrastrutturale e intermodale. Il secondo è l’attrazione di investimenti dall’estero ed in questo ambito le Free Zones possono essere un fattore determinante. Il terzo è il dover pensare la logistica come asset principale per lo sviluppo del Mezzogiorno e quindi al centro della nostra agenda competitiva e dei suoi piani di investimento.
 
Ecco i dati più significativi emersi dalla ricerca:

UN MEDITERRANEO SEMPRE PIÙ CENTRALE

ll traffico navale di merci nel bacino MED è cresciuto di oltre il 123% negli ultimi 13 anni; nel nostro Mare transita il 19% circa del traffico navale mondiale; tale percentuale nel 2005 era del 15%.
• Per l’aspetto container, i primi 30 porti del Mediterraneo hanno movimentato nel 2013, 44 milioni di TEU (unità di misura del Container), nel 1995 erano 9,1 milioni: un aumento del 382%.
• Da un’analisi di SRM su un panel di aree portuali europee, nordafricane e asiatiche, si evince che le aree portuali del Mediterraneo (Sponda Est, Sponda Ovest e Sponda sud) sono arrivate nel 2014 a detenere una quota di mercato container del 33% (hanno acquisito 6 punti percentuali dal 2008) contro il 42% del Northern Range che ha perso 5 punti percentuali nello stesso periodo.

LE NUOVE DIRETTRICI STRATEGICHE CHE VANNO DELINEANDOSI

• I passaggi Nord-Sud (provenienti dal Mediterraneo e diretti verso Golfo-Medio ed Estremo Oriente) sono aumentati nel periodo 2001 2014 del 160% mentre la direttrice inversa è aumentata del 92%;
• Un’area, che va proponendo con forza la sua valenza strategica è quella del Golfo arabo. I passaggi dal Canale di Suez da Nord verso Sud e diretti verso il Golfo sono aumentati negli ultimi 14 anni (2001-2014) del 339%;
• Sempre nello stesso periodo i passaggi Sud-Nord provenienti dal Golfo sono aumentati del 175%. Parliamo di un totale di oltre 320,9 milioni di tonnellate di merci.

COSTRUIRE MEGA-NAVI: UNA TENDENZA SEMPRE PIÙ MARCATA

• Se si osservano gli orderbook (ordinativi di nuove navi), si può osservare una marcata tendenza all’aumento dimensionale del naviglio. Tutti i principali vettori hanno in cantiere costruzioni di grandi navi; i dati ad aprile 2015 evidenziano che al 2018 avremo in mare 221 MegaShips con una dimensione variabile tra le 13,3 e 21,0 migliaia di TEU.
• Il tasso di crescita medio annuo nel triennio 2015-2017 della categoria 18-21000 TEUs sarà di oltre il 66%, rispetto alla crescita dell’intera flotta container del 6,2%.
• In tutto, la capacità totale della flotta sarà portata a 22 milioni di TEU.

LA NASCITA DI NUOVE ALLEANZE TRA I GRANDI PLAYER MARITTIMI

• Le grandi alleanze navali 2M (Maersk, MSC) e Ocean Three (CMA CGM, CSCL, UASC) andranno ad assumere un ruolo importante nelle rotte container, specie nel Mediterraneo: nella sola direttrice ASIA-MED-ASIA (una delle più frequentate del globo) queste due alleanze controlleranno rispettivamente il 39% ed il 27% del traffico.
• Importante anche il ruolo degli accordi denominati G6 e CKHYE che nella rotta Asia Nord Europa andranno ad acquisire una quota di mercato rispettivamente del 23% e del 26%.
• Le rotte verso le coste americane vedono invece prevalere le quote di mercato della CKYHE (34% verso la West coast) e G6 (36% verso la East coast).

UNA PRESENZA DI COMPETITOR PORTUALI SEMPRE PIÙ AGGUERRITI: NON SOLO NORD EUROPA MA ANCHE SUD MEDITERRANEO

• Oltre agli storici competitor del Nord Europa, altre realtà portuali stanno affacciandosi in modo aggressivo nel Mediterraneo. Tanger MED in Marocco, sta registrando performance di traffico merci in continuo crescendo; nel 2014 ha chiuso l’anno movimentando oltre 3 milioni di TEU con un aumento sul 2013 del 20,7% (l’aumento del 2013 rispetto al 2012 era stato del 40%) ed ora ha una quota di mercato del segmento, nel Mediterraneo, di circa il 10%;
• Sono da menzionare anche le performance di porti che ormai stanno sempre più acquisendo una posizione di leader nel Mediterraneo: il Pireo che nel periodo 1995-2013 è cresciuto del 400% arrivato a movimentare 3,1 milioni di TEU, Algesiras del 300% arrivando a 4,3 milioni e Port Said del 1500% arrivando a 4 milioni.

I DRIVER DELLA COMPETIZIONE VANNO CAMBIANDO O CONSOLIDANDOSI, UNO SU TUTTI È L’INTERMODALITÀ

• Un fattore di competitività del porto risiede nella capacità di attivare meccanismi intermodali (scambio mare terra o mare ferro, di merci) diventa importante quindi assicurare al porto un’efficace gestione dei terminal.
• Una megaship della dimensione di 20.000 TEUs che attracca in un porto, secondo alcune stime, può attivare meccanismi moltiplicativi importanti verso le altre modalità di trasporto: circa 14 treni, oltre 1.000 automezzi e ulteriori 12 mezzi navali in circolazione;
• La gestione dei terminal è diventata con il passare del tempo uno dei principali business portuali e non a caso i primi 5 terminalisti mondiali hanno una quota di oltre il 50% della movimentazione mondiale dei container (ndr. Molti nella classifica mondiale sono operatori dell’Estremo Oriente, del Golfo e tedeschi).

LE FREE ZONES COME SOSTEGNO ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

• Cosa fare per incrementare l’attrattività internazionale delle imprese? Una risposta viene data dalle Free Zones. Alcuni Paesi hanno fondato la chiave del loro successo imprenditoriale su queste aree: gli Emirati Arabi, la Cina, il Nordafrica.
• Le Free Zones nel mondo sono cresciute negli ultimi trenta anni passando da 79 nel 1975 a 3.500 nel 2005. L’occupazione stimata è pari a circa 65 milioni di unità mentre il peso delle Free Zones sull’export totale di un Paese è stimato nel 60%.
• Delle 3.500 Free Zones esistenti circa 2.300 sono in paesi in via di sviluppo e di queste il 60% è gestito da privati.

IL SISTEMA PORTUALE ITALIANO HA BISOGNO DI UN NUOVO RILANCIO

• Da un’analisi del Liner Shipping Connectivity Index, un indicatore dell’Unctad che misura la competitività del sistema marittimo di un Paese, si evince che l’Italia è al 17° posto nel 2015 e che ormai da circa 10 anni oscilla intorno a questa posizione, sempre dietro a Olanda e Germania.
• Con 460 mln di tonnellate di merci il nostro Paese è terzo in Europa per traffici gestiti; Il 50% delle merci movimentate in Italia è costituito da rinfuse. 10,2 mln sono i TEU movimentati.
• Con 204,4 mln di tonnellate l’Italia è il primo Paese nell’UE28 per trasporto di merci in Short Sea Shipping nel Mediterraneo; con 36 mln di tonnellate siamo al primo posto anche nel Mar Nero.
• Il settore marittimo rappresenta, nella sua definizione più ampia, oltre 43 miliardi di euro di valore aggiunto. L’economia marittima vale quasi 800mila posti di lavoro.

L’IMPORT-EXPORT DEL PAESE “DIPENDE” DAL MARE

• In termini di interscambio (2014) movimentiamo via mare oltre 220 miliardi di import-export. Via mare il nostro Paese sposta il 29,6% delle merci complessive in valore.
• Se consideriamo solo l’export, l’Italia trasporta via mare il 27% del totale in valore, il dato invece diventa il 50% per il Mezzogiorno con punte del 56% per la Liguria e 40% per la Campania. Per le Isole questa percentuale supera il 90%.
• L’Asia con il 40% del totale rimane l’area principale di destinazione del nostro traffico commerciale marittimo. A seguire il Nord America con il 13,2%, i Paesi europei non UE con il 12,7 e il Nordafrica con il 10%.
• Verso i Paesi del Mediterraneo (Nord Africa e Turchia) il 75% dell’import export si trasporta via mare.

IL MEZZOGIORNO PUÒ E DEVE ESSERE PROTAGONISTA

• Il 33,7% del valore aggiunto dell’economia del mare è prodotto nel Mezzogiorno (14,7 miliardi di euro) e il 38,6% dell’occupazione generata in totale dall’economia marittima si trova nel Sud.
• In termini di infrastrutture, i 12 porti del Mezzogiorno movimentano il 45,7% del totale del traffico container e il 47% del traffico complessivo di merci.
• L’importanza del trasporto marittimo per le imprese del Sud si rispecchia anche nei dati del commercio estero; l’interscambio commerciale del Mezzogiorno viene realizzato per il 60% con modalità marittima per un valore di quasi 55 miliardi di euro.
• Nel Mezzogiorno esistono alcune regioni la cui economia è fortemente agganciata al trasporto marittimo: in Puglia e Campania il 45,6% delle merci in import-export si muove con modalità marittima, nelle isole oltre il 90%.

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