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Disoccupazione giovanile: quali le cause?

Il tasso di disoccupazione giovanile, che comprende i soggetti dai 15 ai 24 anni, in Italia, si attesta intorno al 40%, una vera e propria piega per il sistema economico del Bel Paese. Ma dove sono da ricercare le cause? Abbiamo provato  a capirlo con Edoardo Zaccardi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che soffermandosi sull’aspetto qualitativo, ne ha voluto individuare i caratteri salienti.
In oltre il 50% dei casi il giovane disoccupato, è di lungo periodo, cioè da oltre un anno, una situazione che si è appesantita nel corso della crisi: se prima lo erano il 41,1 % dei giovani disoccupati, ora questa soglia è arrivata al 55,7%, mentre nel resto d’Europa la situazione è più contenuta. 
Tutto ciò favorisce un  profondo scoraggiamento nei giovani, il noto fenomeno dei NEET, ovvero di quanti si chiamano fuori dal mercato e rinunciano a candidarsi per posizioni lavorative (e formative), un aumento della distanza dal mercato del lavoro che poi si riverbera nei consumi, ma non solo: una volta che si è disoccupato, sarà sempre più difficile rientrare nel mercato del lavoro e sempre con più difficoltà si avranno quelle competenze che permettano un rientro al suo interno.

Titolo di studio e l'importanza dell'orientamento

Fortemente legato al tema del lavoro vi è anche il titolo di studio, riconosciuto come un plus nella ricerca di lavoro: paragonando il tasso di occupazione riferito ai giovani in possesso di laurea e a quelli privi, negli altri paesi come Regno Unito, Francia e Germania si individuano dei differenziali pari a circa otto punti percentuali. Invece in Italia i due tassi sono gli stessi: in tal senso manca quel valore aggiunto che la laurea dovrebbe avere per il giovane che cerca lavoro. La peculiarità dei laureati italiani, è che scontano una sottopresenza di lauree di tipo scientifico, tecnologico, con solo il 22%, mentre in Germania, Francia il 40% dei laureati rientrano in questo ambito disciplinare.
In tal senso risulta di importanza fondamentale l’orientamento universitario, scelte che poi si riveleranno cruciali nell’approcciare con successo al mercato del lavoro: a tre anni dalla laurea, in base ad un’indagine Almalaurea, sono in cerca di lavoro soltanto il 77, 8% dei laureati in Ingegneria, il 12 % in indirizzo scientifico, mentre il 33 % dei laureati in Giurisprudenza è ancora alla ricerca di lavoro. Il tempo che intercorre tra la laurea e la ricerca del primo lavoro è di circa 5-6 mesi per le lauree scientifiche, contro i 13-14 mesi per quelle in ambito giuridico. 
Pochi laureati, dunque, in quei percorsi formativi che oggi offrono maggiori sbocchi occupazionali, peraltro in un mercato del lavoro, come quello italiano, che già di per sé mostra un'estrema fatica nell’assorbire l’attuale offerta di lavoro.

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