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Digitalizzazione: Italia terzultima in Ue, nonostante la crescita

Nel 2015 la spesa in tecnologie digitali della Pubblica Amministrazione è tornata a crescere dello 0,5%, arrivando a 5,6 miliardi di euro, mentre diversi interventi istituzionali puntano a riqualificarla. Le PA centrali e locali sono consapevoli del ruolo del digitale per lo sviluppo e praticamente tutte le Regioni italiane hanno definito una strategia di attuazione della propria Agenda Digitale, come mostrano i risultati della ricerca dell'Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.
“L'indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale nei vari Paesi europei vede ancora gravi ritardi da recuperare, perché la situazione non si può ribaltare in poco tempo dopo anni di mancati investimenti, ma nel 2016 molto è stato fatto per rendere il Paese più 'digitale' — afferma Alessandro Perego, Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano —. Bisogna continuare con decisione. L'esperienza degli altri Paesi suggerisce come la chiave sia la collaborazione tra pubblico e privato, che devono prendere consapevolezza dell'importanza di un'azione congiunta. Il piano triennale per l’Informatica nella PA, che sarà rilasciato per la fine dell’anno, porta avanti un modello chiaro che inquadra in una cornice organica le diverse iniziative e valorizza i contributi di PA e imprese. Chiediamo a pubblico e privato di sottoscrivere un 'Patto per l'Italia Digitale', proteggendo il modello di collaborazione previsto dal piano, per darne poi attuazione con regole comuni, progetti condivisi e logiche sistemiche”.

L'attuazione dell'Agenda Digitale

L’Italia è 25esima su 29 Paesi europei nell'ultima classifica del DESI — l'indice della Commissione Europea che misura i progressi dei Paesi europei nella digitalizzazione dell’economia e della società. Siamo al penultimo posto per connettività, al 25° per competenze digitali, all'ultimo per uso di internet da parte dei cittadini, al 21° per digitalizzazione dell'industria, al 18° in digitalizzazione della PA. Ma l'Italia è anche tra i Paesi che hanno registrato la crescita più alta dal 2013 al 2015 (+19,7%).
L’Osservatorio Agenda Digitale ha dimostrato la presenza di una stretta correlazione tra livello di digitalizzazione di un Paese e la sua crescita economica, sociale, industriale e legalitaria: oltre all'avanzamento del PIL, i Paesi che dal 2013 hanno investito di più in digitale hanno ottenuto forti miglioramenti nel Social Progress Index, nella classifica Doing Business e nel Corruption Perception Index. Per recuperare il gap rispetto alla Danimarca (il Paese più avanzato secondo il DESI) l'Italia deve però investire ulteriormente nel digitalizzare le sue imprese e la sua PA.
L’analisi sui diversi indicatori mostra come gli interventi previsti dall’attuale strategia di attuazione dell’Agenda Digitale italiana abbiano impatti significativi su 20 dei 30 indicatori del DESI, ma sono determinanti solo su 4 di questi, con in particolare un effetto finora poco incisivo nella digitalizzazione delle imprese. L’andamento storico dei Paesi europei sul DESI suggerisce obiettivi più sfidanti per scalare l’indice, con interventi aggiuntivi rispetto a quelli attuali.
Praticamente tutte le Regioni italiane hanno una strategia di attuazione dell’Agenda Digitale pienamente definita. Esse, tuttavia, hanno ancora una posizione sul DESI quasi sempre inferiore alla media europea, con il gap maggiore che si registra nell’area della connettività. Esistono ancora differenze tra le Regioni del Nord e quelle Sud, ma sono meno significative del ritardo complessivo del Paese.

La banda larga

L'Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa per copertura di banda larga fissa, con il il 44% delle abitazioni raggiunta da una rete ad almeno 30 Mbps nel 2015. Un grave ritardo rispetto agli obiettivi fissati dall’Europa per il 2020 (tutti i cittadini europei coperti a 30 Mbps entro il 2020). E nonostante il miglior tasso di crescita nella copertura a 30 Mbps dal 2014 (+115%), sono ancora forti le differenze con gli altri Paesi europei simili a noi (Francia, Germania, Polonia Regno Unito e Spagna). Il Governo ha redatto un piano che punta ad avere almeno il 75% della popolazione coperta a 30 Mbps entro il 2018 e il 100% entro il 2020. Per ottenere questi risultati sono stati messi sul piatto 6 miliardi di euro e si è chiesto ai privati di aggiungere a tali risorse un loro investimento.
“La copertura della banda larga tra le Regioni italiane è molto eterogenea: nel 2015 si va dal 76% delle abitazioni calabresi coperte a 30 Mbps all’1% di quelle valdostane, con il Sud a primeggiare grazie ai fondi europei — commenta Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale —. Se si guarda però la copertura 100 Mbps, solo Lombardia e Lazio nel 2015 hanno oltre il 20% delle loro abitazioni coperte. Gli obiettivi fissati dalle Regioni per il 2018 dovrebbero ridurre le differenze tra le coperture a 30 Mbps. Rimarranno quelle a 100 Mbps”.
Un'altra questione interessante riguarda il numero di linee effettivamente attive e utilizzate dagli italiani. Solo il 53% delle abitazioni usa una banda larga ad almeno 2 Mbps, solo il 3% a 30 Mbps e addirittura solo lo 0,5% a 100 Mbps (l'obiettivo europeo è almeno il 50% entro il 2020). Solo il 12% delle imprese viaggia a 30 Mbps. In Francia sono il 21%. In Germania e Spagna il 29%. Si comprende l'importanza di lavorare non solo sulla copertura ma anche ad adeguati incentivi per favorire la domanda di connettività.

Il Sistema Unico di Identità Digitale

A 7 mesi dall’avvio di SPID sono state erogate 133.000 identità digitali. Entro il 2018 potrebbero diventare oltre 9 milioni se ogni attore coinvolto da tale piattaforma svolgerà il proprio ruolo e saranno rilasciate almeno 500.000 identità digitali entro marzo 2017 e almeno 3 milioni entro fine 2017.
“Il fatto che un utente possegga un’identità SPID non implica necessariamente che la utilizzi per usufruire dei servizi online — commenta Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale —. Il 75% dei comuni italiani oggi non offre servizi online che richiedano un’autenticazione digitale”. Per far sì che SPID si diffonda è necessario coinvolgere velocemente il mondo delle imprese private, soprattutto le tante PMI che potrebbero sfruttare SPID per offrire i loro servizi in digitale e colmare così i gap che le dividono dai grandi gruppi industriali.
SPID costerà ad ogni service provider privato fino a 9 euro per utente l’anno. Il mercato della gestione delle autenticazioni ai servizi dei privati potrebbe valere fino a 30 milioni di euro nel 2017 e 60 milioni di euro nel 2018. Ma SPID ha il potenziale di generare altri mercati per identity provider, gestori di attributi qualificati e in particolare per i privati che offrono servizi online. Grazie a SPID e agli altri progetti su cui AgID si sta concentrando (ANPR e PagoPA su tutti) essi potranno offrire soluzioni innovative a PA, imprese e cittadini.

La spesa digitale della PA

Dopo anni di continue riduzioni, nel 2015 la PA italiana ha aumentato dello 0,5% la propria spesa in tecnologie digitali, arrivando a 5,6 miliardi di euro, grazie a un aumento degli investimenti del +2,9%. La Finanziaria varata a Gennaio 2016 prevede di aumentare e orientare questi investimenti, recuperando risorse grazie a una razionalizzazione del 50% delle spese correnti improduttive in tecnologie digitali della PA entro il 2018. “Il piano per l’informatica nella PA suggerirà dove tagliare e dove investire” — spiega Alfonso Fuggetta, Direttore Scientifico del Cefriel e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale —. Il modello alla base del piano, in corso di elaborazione da parte dell’AgID grazie a una collaborazione del Cefriel è presentato in anteprima nel rapporto dell’Osservatorio e prevede di rendere le applicazioni delle PA in grado di comunicare tra di loro e con quelle del mondo privato — facilitando lo scambio di dati e informazioni e accelerando così l’attuazione dell’Agenda Digitale”.

Il Codice degli appalti pubblici

Il nuovo codice dei contratti pubblici fornisce diverse opportunità di collaborazione alle PA e alle imprese che vogliano fare innovazione digitale. Ma è necessario che entrambi modifichino il proprio modo di operare e acquisiscano nuove competenze. Per rendere pienamente operativo il nuovo codice è necessario adottare 57 provvedimenti attuativi. 21 di questi sono già oltre la scadenza e 5 andrebbero recepiti con urgenza. L'incertezza legata all'introduzione del nuovo codice ha fatto sì che nei 6 mesi successivi alla sua pubblicazione, i bandi di gara dell’Italia relativi a servizi digitali si siano ridotti del 30% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. L’Italia non è l’unico Paese in questa situazione: anche altri Paesi che hanno riformato come noi il loro modo di far comprare alla PA hanno visto dei cali sia nei bandi di gara emessi che, nello specifico, in quelli che riguardano l’attuazione dell’Agenda Digitale.
Se non adeguatamente recepito, il nuovo codice dei contratti pubblici rischia di rallentare le collaborazioni tra PA e imprese che vogliono fare innovazione digitale — commenta Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale —. Per evitare inefficienze nei processi di acquisto e rendere il nuovo codice un volano per l’attuazione dell’Agenda Digitale è opportuno adottare con urgenza i provvedimenti attuativi necessari, semplificare le procedure previste, mantenere un quadro normativo stabile e ben definito, avviare al più presto la sperimentazione degli aspetti più innovativi previsti, fare in modo che ogni attore coinvolto svolga al meglio il ruolo assegnato e cooperi alla costruzione di un sistema di procurement pubblico più moderno”.

Premio Agenda Digitale

L'Osservatorio ha deciso di riproporre il Premio Agenda Digitale allo scopo di sostenere la cultura dell’innovazione digitale nel Paese, generare meccanismi virtuosi di condivisione delle migliori esperienze di attuazione dell’Agenda Digitale, premiare e dare visibilità alle aziende e alle PA italiane più innovative, contribuire ai processi di ricerca tramite la raccolta strutturata di evidenze empiriche.
Dalle 124 candidature ricevute, la commissione valutatrice esterna, composta da 17 esperti nazionali, ha selezionato 3 esperienze premiate oggi in occasione del convegno in tre categorie:
• “Ricetta Elettronica – Tessera Sanitaria” del Ministero dell’Economia e delle Finanze per la categoria “Attuazione dell’Agenda Digitale a livello nazionale”;
“I.Ter Campania” della Regione Campania per la categoria “Attuazione dell’Agenda Digitale a livello regionale”;
“eGovernment Area Vasta – Metropoli Terre di Bari” del Comune di Bari per la categoria “Attuazione dell’Agenda Digitale a livello degli enti locali”.

Verso Italia Login

Oltre 3 italiani su 4 auspicano lo sviluppo di un unico sito web di riferimento per tutti i servizi offerti dalla PA. Ma non è solo un tema di sito unico è una questione di ubiquità: la PA, per gli italiani, dovrebbe essere presente ovunque ce ne sia bisogno e non necessariamente in modo virtuale: se, quindi, quasi il 50% degli italiani esprime interesse alla proposizione di servizi pubblici tramite i social network, il 42% auspica un’integrazione dei servizi online con i servizi di home banking, e addirittura il 58% desidera poter accedere ai servizi pubblici anche presso gli sportelli bancari, i tabaccai, i supermercati o le farmacie.

“I risultati evidenziano con chiarezza quanto l’evoluzione dei comportamenti degli individui e la crescente pervasività delle tecnologie digitali non chiedano più alla PA la sola virtualizzazione dei servizi, ma la capacità di proporsi come un’interfaccia unica e omni-canale, in grado di adattarsi alle esigenze individuali – commenta Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eGoverment —. “È la nuova sfida di progetti come Italia Login, SPID, e, più in generale, dell’eGovernment italiano”.


 

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