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Crowd investment: il crowdfunding per le imprese innovative

La parola crowdfunding ha la propria radice crowd che identifica la partecipazione della folla al sostegno di progetti di diversa natura attraverso il conferimento di denaro. Il crowdfunding comprende diverse modalità di acquisizione di risorse finanziarie attraverso portali web per finalità diverse. In ciascun modello di crowfunding, vi è la contrapposizione di contributi e ricompense e in tale processo subentrano tre elementi: un proponente, uno o più finanziatori e un’idea innovativa.

Questo è quanto sottolinea Tommaso D'Onofrio, amministratore delegato di Assiteca Crowd, componente presso la Commissione Europea, dell'European Crowdfunding  Stakeholder Forum, e autore del libro "Crowd Investment" edito da Guerini Next.  I proponenti possono essere persone fisiche, anche organizzate in forma associata, mentre i contributori sono mossi da obiettivi differenti in funzione dei rispettivi modelli, dalla mera passione o dall’interesse presente nei modelli di donazione (donatio-based) e di ricompensa (reward based)  fino allo specifico interesse a trarre profitto da un proprio investimento che contraddistingue il modello equity based. 
La prima testimonianza di crowdfunding, risale al 1884, quando i francesi erano pronti ad inviare negli Stati Uniti la Statua della Libertà, che avevano fatto costruire a ricordo della dichiarazione di indipendenza del 1776.
La statua arrivò a New York nel 1885 ma l’American Commettee aveva stanziato soltanto una parte dei fondi che erano necessari per costruire un piedistallo occorrente a sorreggere la statua e questo impediva l’inizio dei relativi lavori e quindi la possibilità di innalzare la statua.
Le prime raccolte iniziarono nel 1882 ma i fondi continuavano a scarseggiare e ci fu addirittura un tentativo di chiedere al Congresso uno stanziamento pari a 100.000 USD, che però non fu mai approvato.
La situazione mutò soltanto quando Joseph Pulitzer, che lavorava al “World” a New York, annunciò l’intenzione di raccogliere 100.000 dollari dichiarando che avrebbe stampato sul giornale il nome di chiunque avesse donato fondi, e ciò a prescindere dall’importo donato.

Nel tempo, specie negli Stati Uniti, le ricompense sono sfociate gradualmente nell’e-commerce, offrendo al finanziatore la possibilità di acquistare determinati prodotti prima del loro lancio sul mercato, a condizione che l’iniziativa abbia successo.
Successivamente, a partire dal 2012, il Governo italiano con il decreto Crescita 2.0 (legge 221/12) ha introdotto l’equity-based crowdfunding o crowd investment, attraverso il quale la ricompensa non ha una determinazione sempre chiara ma è legata all’acquisizione di partecipazioni societarie, in una società non quotata. L’Italia è stato il primo Paese al mondo che in maniera rivoluzionaria, ha completato la regolamentazione sulla materia.
Poi fu la volta della delibera della Consob, la n. 18592, del 26 giugno 2013, svolgendo un ruolo centrale nel dare piena operatività del crowd investment. Successivamente la normativa italiana ha subito delle evoluzioni. In particolare il d.l 24 gennaio 2015 n. 3, ha aggiunto alle start innovative le pmi innovative tra i soggetti abilitati a effettuare offerte di capitale di rischio tramite portali on line. 

Dal 2014 una serie di piattaforme, che oggi sono circa 19 in Italia, hanno iniziato a sostenere le migliori imprese innovative italiane: sono stati raccolti, nell’arco di questi tre anni, quasi 10 milioni di euro, una cifra non straordinaria ma consistente per un mercato come quello italiano.
Nell’arco di questo tempo viene meno la parola radice di crowdfunding, la folla mentre emerge quella di business angel, investitori specializzati che, sulla base di un impegno (committment) predefinito da parte di terzi (banche, fondazioni), curano gli investimenti di quest’ultimi sulla base di un tempistica prefissata e con obiettivi di capital gain proporzionalmente elevati. 
Nel tempo diminuisce la partecipazione in termini quantitativi da parte dei singoli cittadini, si incrementa il numero dei donatori (vi è una media di 46 donatori per progetto).

La Commissione europea all’interno del proprio documento sul market capital union, ha unito il crowd investment e il crowdfunding ad altre forme storiche di finanza alternativa, come il venture capital, e al private equity, sollecitando tutte le nazioni europee  verso un obiettivo comune: il 60% delle operazioni di finanza alternativa nel mondo, avviene negli Stati Uniti e questo è un limite dell’Europa che si muove frequentemente su un doppio binario, una visione europea comprendente il Regno Unito, e un’altra senza.

La questione è che proprio questo paese, è il luogo dove la finanza alternativa si è radicata in modo molto più solido rispetto ad altri paesi tra cui l’Italia, in quanto la regolamentazione presente  si pone nella logica di facilitare l’accesso alle PMI, senza vincoli di sorta connessi ad una possibile innovazione, e di semplificare i processi di investimento. Tutto questo determina il ruolo di leadership incontrastata del Regno Unito in ambito europeo. 

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