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Contro il negazionismo. Perché in economia serve più rigore scientifico

Viviamo in un’epoca in cui il progresso scientifico avanza a velocità straordinaria. Eppure non sempre le decisioni politiche incorporano le conoscenze migliori e più aggiornate, e l’opinione pubblica non solo non è adeguatamente informata ma spesso, disattenta e alla ricerca di risposte facili, cade vittima di credenze errate e in contrasto con il consenso scientifico. Paradossalmente, il fenomeno sembra essersi accentuato con la diffusione di Internet.

Questo è uno dei punti messi inluce nel libro edito da Egea "Contro il negazionismo. Perché in economia serve più rigore scientifico", scritto da Pierre Cahuc e Andre Zylberberg, con la prefazione di Guido Tabellini, professore di Economia all'Università Bocconi di Milano.

Il problema esiste in tutti i campi ma è particolarmente rilevante in economia, dove sono in gioco grandi interessi e dove organizzazioni, gruppi di potere e imprese hanno spesso un forte incentivo a manipolare l’opinione pubblica e a influenzare le decisioni politiche – molte volte riuscendovi. I fenomeni economici e sociali sono inoltre estremamente complessi e difficili da prevedere, e ciò contribuisce a diffondere l’idea che la scienza economica non abbia nulla di rilevante da dire. Senza contare che le implicazioni pratiche dell’economia riguardano ambiti che sono oggetto di visioni ideologiche. Il risultato è che le conoscenze economiche stentano a informare il dibattito politico, e l’opinione pubblica resta in balia di pregiudizi o convinzioni smentiti dal sapere consolidato della scienza economica. Questo libro illustra magistralmente il problema attraverso numerosi esempi lampanti, ne discute le conseguenze e propone alcuni possibili rimedi.

 

Pierre Cahuc professore di economia all’École Polytechnique, ricercatore al Center for Research in Economics and Statistics (CREST) e membro del Conseil d’analyse économique, organo consultivo del Primo ministro francese.
Andre Zylberberg economista, è direttore emerito della ricerca al CNRS, membro del Centre d’Économie della Sorbona e dell’Ecole d’Économie di Parigi.

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