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Come fintech cambierà l`industria finanziaria

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Il settore finanziario ha storicamente dato lavoro a molte persone. In che modo la tecnologia finanziaria – che si tratti di blockchain, intelligenza artificiale o big data – cambierà la domanda di manodopera in questo settore? E i miglioramenti di efficienza complessivi generati da fintech sul resto dell'economia compenseranno la perdita di posti di lavoro nel settore finanziario?  A queste domande ha provato a rispondere, nel corso del Festival dell'Economia di Trento 2018, Luigi Zingales, McCormack Distinguished Service Professor of Entrepreneurship and Finance presso la University of Chicago Booth School of Business, che ritiene che i fattori tecnologici che incideranno sulla finanza sono:

1. Connessione: elimina i costi di transarre a distanza e permette la raccolta di dati e permette la sorveglianza a distanza;
2. Accumulo e storage di una quantita’ enorme di dati 
3. Intelligenza artificiale: consente attraverso algoritmi sempre più sofisticati in grado di analizzare milioni di dati, di individuare delle previsioni di comportamento e i risultati delle azioni compiute on line dai consumatori. 
4. Sviluppi nella crittografia: grazia a cui oggi possibile effettuare l’autentificazione delle operazioni a distanza. 

La tecnologia impatterà anche sull’industria dei pagamenti: il denaro sarà sempre meno cartaceo e sempre più digitale e, paradossalmente, i maggiori problemi li hanno i Paesi più avanzati dove il sistema bancario, con le proprie regole non certo digitali, sono consolidate.

Ma se le cryptovalute evidenziano problemi di trasparenza, la moneta digitale sembra avere la meglio perché le transazioni avvengono via smartphone e messaggi Facebook o Google.

Un futuro incerto sembra invece attendere le carte di credito, troppo onerose e superate da un mercato liquido sia nell’utilizzo dei pagamenti digitali sia nell’accesso al credito.

Prima le piattaforme di ‘peer to peer’ e oggi le consumer lending consentono l’accesso ai dati relativi alle abitudini di spesa e al comportamento dei clienti, con la possibilità di sviluppare da parte di soggetti terzi, che non siano banche, delle proposte di credito o finanziamento di gran lunga più competitive. Alle banche rimarrà, secondo Zingales, il credito alle imprese perché sono molto meno prevedibili delle persone fisiche”.

Tutto questo arriverà anche in Italia dove però persistono due fattori di criticità: la mancanza di computer literacy e una diffidenza iniziale da parte degli utenti.

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