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Come è cambiato il mercato del lavoro: dal posto fisso alla flessibilità

Il lavoro è cambiato e il mito del posto fisso non esiste più. La flessibilità è il nuovo concetto guida del lavoro dei nostri tempi e non si può pensare di esorcizzarla sperando in un contratto a tempo indeterminato, in quanto  non garantisce affatto il “posto fisso”, come ci illustra Giuseppe Biazzo, AD di Orienta SpA e autore, con Filippo Di Nardo, del libro "Nove mosse per il futuro", edito da GueriniNext. La flessibilità riguarda tutto e tutti. In questo scenario, allora, ciò che bisogna rivendicare è un nuovo welfare della flessibilità, ossia, un sistema di tutele basato essenzialmente su politiche attive dal lavoro che facilitino la collocazione e l’occupabilità dei giovani in tutto il loro percorso lavorativo e misure di sostegno al reddito nei periodi di non lavoro.

Quindi se il mercato del lavoro è flessibile, dobbiamo fare in modo che non lo siano le garanzie e le tutele. E tutto questo è possibile applicando la flexsecurity, l'unione virtuosa tra flessibilità e sicurezza, intesa quest'ultima come sicurezza sociale (sostegno al reddito nei periodi di non lavoro) e sicurezza occupazionale (trovare lavoro).
Si basa su quattro pilastri:
-flessibilità contrattuale: contratti a tempo determinato e contratto di somministrazione a tempo determinato dove il tutto avviene attraverso le Agenzia per il lavoro( ex contratto interinale).
-life-long learning: formazione continua durante tutto il percorso della vita lavorativa.
-politiche attive: strumenti che agevolino le persone da un lavoro ad un altro, come ad esempio i contratti di ricollocazione, introdotte dal Jobs Act, tramite cui l'agenzia del lavoro si prende in carico il disoccupato, con l'obiettivo di sostenerlo nel processo di ricerca attraverso varie attività.
-ammortizzatori sociali: sistema di sostegno al reddito e di protezione sociale che non lasci nessuno senza reddito nei periodi di non lavoro, dovuti ad un calo produzione aziendale, al licenziamento, o quando la disoccupazione si allunga oltre la scadenza del sussidio.

Da un punto di vista normativo, sono state molteplici le novità degli ultimi anni all'interno del mercato del lavoro, dal contratto a tutele crescenti del il Jobs Act ha introdotto il contratto a tutele crescenti, che, ha portato la quota di assunzioni con contratto a tempo indeterminato dal 32,3 % del luglio 2014, a oltre il 40% nello stesso periodo del 2015. Inoltre, grazie alla Legge di Stabilità 2015 (e riconfermata, seppur in maniera ridotta, nella Legge di stabilità 2016), è stata prevista una riduzione degli sgravi contributivi, previsti per chi assume nuovi lavoratori con contratto a tempo indeterminato, anche trasformando contratti a tempo determinato già in essere.

Sicuramente i dati mostrano un aumento dei contratti a tempo indeterminato e questo è positivo, ma a fronte di ciò, la quota delle nuove assunzioni con contratti flessibili supera il 50% a conferma che l'accesso al mondo del lavoro è strutturalmente flessibile: la flessibilità è il tratto distintivo delle forma di produzione e del mondo delle imprese dei nostri tempi, che, in molti casi, ha consentito la creazione di occasioni di lavoro per molte persone.

In tale contesto sono le tre le considerazioni proposte da Biazzo:

-una rigida legislazione non fa diminuire la disoccupazione, e non premette di favorire il passaggio dalla condizione di non lavoro a quella lavorativa;
-occorre costruire un ponte stabile tra scuola e lavoro, come si è avviato attraverso la legge 107/2015, nota come riforma della Buona Scuola: questo nuovo approccio alla didattica, rivolto a tutti gli studenti del secondo biennio e dell'ultimo anno,prevede obbligatoriamente un percorso di orientamento utile ai ragazzi nella scelta che dovranno fare una volta terminato il percorso di studio. Il periodo di alternanza scuola-lavoro si articola in 400 ore per gli istituti tecnici e 200 ore per i licei.

-il punto chiave sta nello sviluppare il proprio talento dove ci sono maggiori opportunità: non bisogna rinunciare ai propri interessi, ma stare con i piedi per terra e adattarsi alle richieste del mercato del lavoro e il compito della scuola è, in questo senso, agevolare, favorire e orientare questa fase.
 

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