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Colloquio di lavoro: i consigli su come prepararsi

Essere puntuali, scegliere un abbigliamento adeguato e prestare attenzione al linguaggio del corpo. Ma anche essere preparati sull'azienda e sull'offerta di lavoro ed evitare risposte troppo vaghe, come ad esempio "so fare un po' di tutto". Sono questi alcuni dei consigli che gli esperti di JHunters, brand di Hunters Group, specializzato in ricerca e selezione di professionisti che abbiano maturato 3-5 anni di esperienza professionale e di giovani ad alto potenziale. 

"Il colloquio di lavoro - sottolinea Emanuele Franza, Director di JHunters - è un momento molto stressante, soprattutto per i candidati più giovani e può nascondere molte insidie. Il primo passo è scrivere un curriculum vitae breve ma preciso e senza errori di battitura o refusi. In non più di due pagine, infatti, dobbiamo inserire tutto ciò che ci riguarda: informazioni di contatto, esperienze professionali e di studio e conoscenza delle lingue straniere o altre competenze tecniche. Il curriculum è il nostro primo biglietto da visita e se è ben fatto le possibilità di essere chiamati per un colloquio sono certamente più alte". 

L'esito di un colloquio dipende da diversi fattori, ma non possiamo negare che fare una buona prima impressione - nei primissimi secondi o minuti di incontro - è indispensabile. Quali sono, quindi, i consigli di JHunters per non sprecare un'opportunità? 

Puntualità: l'ideale è arrivare circa cinque minuti prima dell’incontro per dimostrare di essere precisi e attenti, ma senza dare l'impressione di essere eccessivamente ansiosi. Mai presentarsi con trenta minuti di anticipo perché l'effetto sarà assolutamente negativo;

Abbigliamento: optare per un abbigliamento adeguato, anche in relazione al contesto dove si svolgerà il colloquio: molto formale (abito o tailleur) per aziende del mondo finance e più informale per un'agenzia digital, di marketing o comunicazione. In generale, comunque, evitare colori sgargianti, pantaloncini corti o t-shirt. 

Linguaggio verbale: ascoltare attentamente le domande e rispondere senza mai mentire, perché - a differenza quanto si possa pensare - è facile contraddirsi durante il colloquio e questo non sfuggirà ad un attento recruiter. E’importante, poi, non dilungarsi eccessivamente nelle risposte e quindi non diventare logorroici perdendosi in mille informazioni che non sono state richieste o ancora peggio fare troppe domande. Chiedere è sintomo di interesse ed intelligenza, ma bisogna farlo nel giusto modo e nel momento opportuno. Le domande pertinenti, e certamente apprezzate, possono essere quelle inerenti alla posizione descritta, alle possibilità di crescita prospettate o a qualsiasi chiarimento circa l’azienda.

Linguaggio non verbale: per non apparire insicuri o troppo timidi, è necessario stringere la mano in modo deciso, ma non troppo energico, e guardare negli occhi il proprio interlocutore. Non dimenticare, inoltre, di fare un bel sorriso che sarà sicuramente apprezzato e riconosciuto come segno di entusiasmo ed interesse per la posizione per la quale ci si è candidati.

"Un altro elemento che spesso di sottovaluta - continua Emanuele Franza - è la raccolta di informazioni che riguardano l'azienda come, ad esempio, le principali attività, il mercato in cui opera o le ultime novità legate a prodotti o servizi offerti. E' buona prassi, inoltre, sapere qualche dettaglio sulla persona che si incontrerà. Si tratta di informazioni che si possono facilmente reperire online, visionando il profilo LinkedIn. E a proposito di informazioni online, è assolutamente indispensabile valutare sempre la propria reputazione social per evitare che una foto troppo esuberante o un commento scomodo possano far perdere una buona opportunità di lavoro". 

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