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Banche di nebbia. Orientarsi nella disinformazione finanziaria

L’informazione è un elemento cardine del sistema bancario, ma lo è ancora di più la sua trasparenza: spesso i risparmiatori hanno difficoltà nel cogliere quella data dagli intermediari finanziari, dalle banche: spesso lacunosa, non sempre perché è poca, a volte perché è troppa. Da qui la metafora che sembra più caratterizzare il rapporto tra banche e risparmiatori, scelta da Angelo Baglioni, professore ordinario di Economia politica all'Università Cattolica di Milano, per il titolo del libro “Banche di nebbia. Orientarsi nella dinsinformazione finanziaria”, edito da Egea. 
Pensiamo ai prospetti informativi sui prodotti d’investimento, oppure ai documenti di sintesi che si ricevono dalle banche insieme all’estratto conto: a volte nascondono informazioni non tanto perché la omettono, ma perché annegano in una quantità di dati che nascondo quelle veramente rilevanti, come quelle relative ai costi e ai servizi e ai rischi. Basti pensare a quanto accaduto con le obbligazioni subordinate, o delle azioni non quotate nel caso delle banche venete, vendute ad un prezzo molto più alto del loro valore, grazie al fatto che erano non quotate, ma i risparmiatori non erano a conoscenza di ciò. 
Quali possono essere allora i rimedi a tali problematiche? L’autore ne individua due: 
-la vigilanza bancaria, molto formale nel nostro Paese, che bada molto agli aspetti di tutela legale sia degli intermediari che delle autorità stesse: quando riceviamo un prospetto informativo lungo centinaia di pagine, per esempio per sottoscrivere un’obbligazione o un fondo comune d’investimento, questo prospetto più che proteggere noi investitori, protegge l’intermediario, o chi distribuisce il fondo comune. In questo modo ci si mette a riparo da qualsiasi ricorso legale, avendo fornito tutte le informazioni, quindi una tutela formale degli investitori, e non sostanziale.
-l’educazione finanziaria, è un elemento molto importante, che andrebbe valorizzato attraverso iniziative prese dalle autorità, con l’obiettivo di promuoverla. Il nostro Paese, da questo punto di vista, è particolarmente indietro, non vi è ancora una strategia nazionale, che invece è presente in tutti gli altri paesi. Recentemente, un’indagine della Banca d’Italia e della Consob, ha fatto emergere come vi siano centinaia di iniziative diverse prese da una pluralità enorme di soggetti, che ha messo in luce la necessità di un’iniziativa di coordinamento: a tal proposito, di recente, il Parlamento ha approvato una legge che istituisce una commissione per avviare una cabina di regia a strategia nazionale sull’educazione finanziaria. “ Non mi farei troppe illusioni sull’educazione finanziaria- sottolinea Baglioni- nel senso che non bisogna pensare che risolva  tutto, non possiamo diventare tutti esperti di finanza, bisogna che sia accompagnata ad una tutela sostanziale dell’investitore”.


Un aspetto da non sottovalutare è il passaggio alla vigilanza unica europea, fatta dalla Banca Centrale Europea, che ha comportato un passo in avanti del rigore, nella capacità di far emergere alcuni casi di banche italiane mal gestite, che avevano accumulato situazioni gravemente compromesse. Il problema è che la vigilanza applicata dalla BCE non è completamente imparziale: privilegiando alcune banche del nord Europa, soprattutto tedesche che hanno modelli d’intermediazione sbilanciate sull’investment banking, sull’erogazione di prestiti alla clientela. In tal senso occorrerà fare passi i avanti per una maggiore equità, unita ad una una tutela sostanziale dei risparmiatori.

 

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