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A che punto siamo?

Nell'undicesima puntata di "Lezioni dalla crisi" vedremo come mentre l’Europa ha tentato di fronteggiare la crisi “stringendo la cinghia”, gli Stati Uniti hanno attuato politiche economiche più espansive. Un problema dell’Europa è che non ha risorse federali, e la Banca Centrale Europea ha poteri limitati. Quindi, manca chi “dal centro” riequilibri l’Europa. Peraltro, occorre considerare che nell’Unione diversi Stati sono usciti abbastanza presto dalla crisi, e sentivano quindi meno pressante l’esigenza di intervenire.
Eppure, qualcosa in Europa si è fatto. Si è istituito il fondo salva-Stati, sebbene con risorse un po’ scarse e la Banca Centrale ha fatto anche più di quel che si poteva aspettare, di fatto aggirando alcune norme europee. Infine si è fatto il “grande patto” (il Fiscal Compact), firmato da 25 paesi su 27, per ridurre i debiti pubblici. Queste misure sono state utili, ma riusciremo a ripagare i debiti, se l’economia non cresce? L’austerità andava seguita, ma non si vive di sola austerità.
Ai tempi della grande finanza, le risorse sarebbero tantissime, ma allora perché mancano nell’economia? Perché la finanza se ne è distaccata, è scappata di mano, e oggi dobbiamo far rientrare il “genio” nella lampada. Occorre far tornare conveniente investire nella produzione di beni e servizi, anzichè nella produzione di carta. La finanza è come un’anguilla, scapperà sempre, ma occorre provare: separando le attività bancarie di raccolta dei depositi da quelle di investimento speculativo, riqualificando il capitale delle banche. Così il mondo può essere meno ansiogeno.

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